Lettera aperta ai G20
Newropeans ha deciso di tradurre in molte lingue e far circolare estensivamente la lettera aperta pubblicata in pagina 5 del Financial Times del 24 Marzo e firmata da Franck Biancheri, il suo presidente e direttore degli studi di LEAP/E2020.Signore e Signori, Il vostro prossimo incontro avrà luogo a Londra tra pochi giorni, ma siete consci del fatto di avere a disposizione meno di un semestre per evitare che il mondo cada in una crisi che impiegherà minimo un decennio per essere risolta, accompagnata da una serie di tragedie e turbamenti? Questa lettera, redatta da LEAP/E2020, che previde l’arrivo della “crisi globale del sistema” già tre anni fa, intende spiegare brevemente il perché di ciò che è successo e fornire suggerimenti su come evitare futuri danni. Mentre stavate appena cominciando a sospettare lo scoppio della crisi meno di un anno fa, LEAP/E2020, nel secondo numero del suo « Global Europe Anticipation Bulletin » (GEAB N°2), aveva già anticipato che il mondo stava entrando nella fase di innesco di una crisi di proporzioni storiche. Da allora, mese dopo mese, LEAP/E2020 ha insistentemente continuato a rilasciare previsioni altamente accurate riguardo allo sviluppo della crisi con la quale il mondo sta lottando. Perciò ci sentiamo liberi di scrivere questa lettera aperta, che speriamo vi sia di aiuto nelle decisioni che dovrete prendere tra pochi giorni. Questa crisi sta diventando sempre più pericolosa. Recentemente, nella trentaduesima edizione del suo Bollettino, LEAP/E2020 ha sollevato un allarme che riguarda direttamente voi, leader del G20. Se al termine del summit del prossimo 2 aprile a Londra non sarete atati in grado di adottare nuove ed audaci decisioni concentrate sui principali problemi, e di renderle operative entro l’estate 2009, la crisi provocherà una disarticolazione geopolitica entro fine anno, contagiando il sistema internazionale e la struttura stessa di alcune grandi entità politiche come USA, Russia, Cina o UE. Ogni possibilità di controllare il destino dei 6 miliardi di abitanti del mondo sarà per voi perduta.
A voi la scelta: una crisi tra i 3 e i 5 anni oppure una crisi di almeno un decennio? Finora siete vi siete confrontati semplicemente con i sintomi e con gli effetti secondari della crisi, perché sfortunatamente non eravate preparati ad affrontare una crisi di queste dimensioni. Avete pensato che aggiungere carburante al motore globale sarebbe stato sufficiente, non rendendovi conto che il meccanismo si era rotto, senza speranza di essere riparato. In realtà, un nuovo motore dev’essere costruito in fretta perché il sistema internazionale si sta deteriorando di mese in mese. Dinanzi a una crisi di queste proporzioni, bisogna andare al cuore del problema. Avete di fronte soltanto due alternative: mettere in opera cambiamenti radicali, capaci di accorciare la durata della crisi e di diminuire le sue tragiche conseguenze, oppure rifiutare il cambiamento nel tentativo di salvare ciò che resta del presente sistema, estendendo così la durata della crisi ed aumentando le sue conseguenze negative. A Londra, il prossimo 2 aprile, potrete spianare la strada alla risoluzione della crisi in maniera organizzata in 3-5 anni, oppure trascinare il mondo verso un decennio terribile. Ci limiteremo a tre raccomandazioni che consideriamo strategiche nel senso che, secondo LEAP/E2020, se non saranno realizzate entro l’estate 2009, la disarticolazione geopolitica sarà inevitabile a partire dalla fine di quest’anno.
LE TRE RACCOMANDAZIONI STRATEGICHE DI LEAP 1. La chiave per risolvere la crisi sta nella creazione di una nuova riserva monetaria internazionale! La prima raccomandazione consiste in un’idea molto semplice: riformare il sistema monetario internazionale ereditato dal secondo dopoguerra e creare una nuova riserva monetaria internazionale. Il dollaro americano e l’economia non sono più in grado di supportare l’attuale ordine economico, finanziario e monetario mondiale. Fino a quando questo problema non verrà affrontato e risolto, la crisi peggiorerà. Infatti il cuore della crisi sta nei prodotti finanziari, nelle banche, nei costi dell’energia… e nelle sue conseguenze in termini di disoccupazione di massa e di collasso degli standard di vita. E’ quindi di vitale importanza che questo sia il tema principale del G20 di Londra e chein quella sede vengano mossi i primi passi per la risoluzione del problema. La soluzione è ben nota: creare una moneta internazionale di riferimento (che potrebbe essere chiamata “Global”), basata su un paniere di valute corrispondenti alle principali economie mondiali - es. Dollaro, Euro, Yen, Yuan, Khaleeji (che verrà lanciata nel 2010 dagli Stati del Golfo), Rublo, Real…- gestita da un “Istituto Monetario Mondiale”, la cui amministrazione rispecchi il rispettivo peso delle economie le cui valute compongono il “Global”. Dovete chiedere al FMI e alle banche centrali coinvolte di preparare il piano entro giugno 2009, fissando la data di implementazione per il primo Gennaio 2010. Questo è l’unico mezzo a vostra disposizione per riprendere in mano una situazione ormai fuori controllo; questo è l’unico mezzo che avete per conseguire una gestione globale e condivisa della crisi,la moneta è infatti la base dell’attività economica e finanziaria. Secondo LEAP/E2020, se quest’alternativa all’attuale collasso del sistema non sarà implementata entro l’estate 2009, dimostrando l’esistenza di una soluzione alternativa all’approccio “ciascuno per sé”, il sistema internazionale non sopravvivrà. Quegli del G20 che pensa sia meglio mantenere i privilegi collegati allo “status quo” il più a lungo possibile, dovrebbero meditare sul fatto che, se oggi possono ancora influenzare significativamente la futura forma di questo nuovo sistema monetario mondiale, una volta che la fase della disarticolazione geopolitica globale sarà iniziata, perderanno ogni capacità di farlo.
2. Istituire un sistema di controllo bancario il prima possibile!
La seconda raccomandazione è stata già menzionata più volte nei dibattiti preliminari al prossimo summit. Dovrebbe quindi essere semplice da adottare. Consiste nel creare un sistema di controllo bancario su scala globale entro fine anno, sopprimendo tutti i “buchi neri”. I vostri esperti hanno già suggerito diverse opzioni. Ora dovete scegliere: nazionalizzate le istituzioni finanziarie appena possibile! E’ l’unica via per evitare nuovi episodi di indebitamento di massa da parte loro (fenomeno che ha contribuito significativamente a produrre l’attuale crisi), e per dimostrare che avete un minimo cedibilità nel gestire i rapporti con i banchieri.
3. Il FMI deve valutare il sistema finanziario USA, britannico e svizzero!
La terza raccomandazione è collegata ad un problema politico molto delicato, che non può essere ignorato. E’ essenziale che il FMI presenti entro giugno 2009 al G20 una valutazione indipendente dei tre sistemi finanziari che sono il fulcro dell’attuale crisi finanziaria: USA, britannico e svizzero. Nessuna raccomandazione sostenibile può essere implementata efficientemente fino a che nessuno comprenderà il danno causato dalla crisi ai tre pilastri del sistema finanziario globale. Non è più tempo di essere gentili con i Paesi che si trovano al centro del caos finanziario.
Scrivete una semplice e breve dichiarazione!Infine, per favore, lasciateci ricordare che il vostro compito è di restaurare la vostra immagine davanti a 6 miliardi di persone ed a milioni di organizzazioni pubbliche e private. Non dimenticate quindi di scrivere una breve dichiarazione – non più lunga di due pagine – in cui presentate un massimo di 3-4 idee chiave che i non esperti possano leggere e comprendere. Se mancherete di farlo, nessuno leggerà ciò che avete da dire eccetto un ristretto circolo di specialisti, dunque non riguadagnerete la fiducia del pubblico e la crisi sarà destinata a peggiorare. Se questa lettera aperta vi avrà aiutato a comprendere che la Storia vi giudicherà a seconda del successo o del fallimento del Summit, esso sarà servita. Secondo LEAP/E2020, i vostri cittadini non aspetteranno più di un anno per giudicarvi. Almeno questa volta non potrete dire che nessuno vi aveva avvisato!
Franck Biancheri Direttore degli studi di LEAP/E2020
Presidente di Newropeans
Etichette: Politica Internazionale
Internet è in pericolo?
Avete sentito parlare in questi giorni del fatto che la libertà su Internet è in pericolo? No? Beh, forse perché non l’hanno detto. Difatti poche persone sanno di quello che sta succedendo nei Parlamenti Italiano, Francese ed Europeo. Parliamo del caso Italiano. C’è un emendamento in discussione al Parlamento (già approvato il 5 febbraio al Senato) che potrebbe anche passare così com’è: si chiama emendamento d’Alia. Le scusanti sono per esempio nobili valori come quelli di combattere la pedofilia e cancellare quei gruppi sul social network Facebook che inneggiano alla Mafia. Non ti dicono però che per i siti attinenti alla pedofilia il sistema attuale di controlli va benissimo e che i gruppi inneggianti alla Mafia contavano al massimo qualche centinaio d’iscritti, mentre quelli che facevano pressione (sul sistema di controllo interno di Facebook che funziona molto bene) perché questi gruppi venissero cancellati contavano migliaia e migliaia d’iscritti (quindi nel social network ci troviamo davanti ad uno specchio che riprende molto fedelmente la realtà). Se quest’emendamento diventa legge, succederà praticamente così. Se in un sito, un social network, un blog, si trovano contenuti che commettono apologia di reato o istigazione a delinquere, l’autorità garante comunica a tale sito di togliere il contenuto incriminato. Se il gestore del sito (magari il proprietario di un blog, che accetta di dare spazio ai suoi lettori e di commentare come gli pare) non toglie il contenuto incriminato entro 24 ore, l’autorità garante praticamente obbliga i provider ad oscurare (in maniera cautelare) l’intero sito, pena una multa dai 50 ai 250 mila euro. Quindi se per esempio un blog ritiene una legge appena approvata ingiusta e ne evidenzia i lati negativi, questo può venire oscurato dall’oggi al domani, per legge. Altri emendamenti vengono proposti al Senato ed alla Camera, come per esempio quello dell’onorevole Gabriella Carlucci dal titolo “Disegno di Legge Carlucci per la tutela della legalità nella rete Internet”. Guido Scorza, avvocato, docente e giornalista esperto in materia, si è andato a vedere il file che l’onorevole Carlucci aveva messo a disposizione sul suo blog, scoprendo che la licenza del software col quale era stato scritto era di proprietà di Davide Rossi, presidente di Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva). Capite bene che quindi lotta alla pedofilia, libertà e legalità su internet, hanno poco a che fare con le leggi che vengono proposte, le quali ci porterebbero ai livelli di Birmania e Cina. Ma proposte legislative del genere non accadono solo in Italia: per rimanere qui in Europa, la Francia ha un problema molto simile al nostro. La proposta (il pacchetto Telecom) che viene discussa in queste settimane al Parlamento Europeo è invece diversa. In pratica permetterebbe il filtraggio dei contenuti su Internet da parte di soggetti non ancora specificati, che potrebbero benissimo essere le società di telecomunicazioni. In Italia la percentuale di territorio coperto dall’Adsl, la connessione veloce a Internet, è tra le più basse d’Europa. Secondo me fatti come questo (senza parlare della legge Pisanu, messa lì in mezzo al pacchetto di leggi contro il terrorismo, che mina la possibilità di dare il servizio di Internet Wi-Fi gratis ai suoi clienti da parte di gestori di un locale pubblico come un bar o un ristorante) sono contro la libertà su Internet, e non un blog che parla liberamente. Purtroppo non tutti capiscono la fondamentale importanza di mantenere e preservare a tutti i costi la libertà della rete, l’unico strumento di comunicazione veramente democratico perché da la possibilità a qualsiasi persona di rendere conoscibile il suo pensiero ad un vasto numero di persone. Inoltre credo che battaglie a livello nazionale valgono a poco e possono bloccare questi scempi solo nel brevissimo termine. Nel medio termine ci saranno nuove leggi continuamente proposte, perché già ora non è la prima volta. Un po’ alla volta, legge dopo legge, si cerca di bloccare la libertà di questo strumento da più angoli e in modo sempre più totale (libertà di accesso alla connessione, libertà di accesso ai contenuti, libertà di espressione), andando contro la visione e il sogno dei suoi inventori. Secondo me questa battaglia va fatta in primo luogo a livello europeo, dove la legislazione pesa su 27 Stati (il 60-80% delle leggi nazionali sono di derivazione europea). Il co-inventore del WWW Robert Caillau è membro di Newropeans ed ha appena redatto una proposta per la formazione di una Società d’Informazione Europea, la quale farà parte del nostro programma elettorale. Siamo l’unico partito ad avere una tale proposta nel programma e siamo gli unici a prendere in considerazione le Web Communities e le loro battaglie; ma soprattutto siamo gli unici che hanno la possibilità di avere proposte così avanzate nel nostro programma, perché siamo indipendenti. Proponiamo di assicurare una connessione veloce a tutti i cittadini, di stilare una Carta dei Diritti Digitali Europea e di garantire la neutralità della rete, non che di avere una maggiore protezione della privacy. Inoltre proponiamo che l’amministrazione pubblica in tutta Europa debba utilizzare i processi informatici per le sue procedure, con minori costi per tutti. A proposito, dov’è finita l’opera di digitalizzazione (parola che faceva pure fatica a pronunciare) dell’amministrazione pubblica promessa da Berlusconi (con tanta enfasi sulla riduzione di costi per miliardi di euro) in campagna elettorale?
Giulio Corà
Direttivo Newropeans
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OCCHIO NON VEDE di V. Zucconi
Il 31 dicembre scorso, la Corte Suprema dello Stato di Israele, non il governo di Teheran o i Fratelli Mussulmani, ha ordinato al governo di permettere l’accesso ai giornalisti internazionali nella striscia di Gaza per osservare gli effetti dei bombardamenti e seguire le operazioni dell’esercito. Fino a questo momento - siamo alla mattina di mercoledì 7 gennaio - risulta che la stampa internazionale resti bloccata all’interno della linea di frontiera, dettaglio che non viene mai ben chiarito dai giornalisti nei loro servizi. In compenso, la stampa estera è condotta diligentemente da ufficiali e portavoce di Tzahal, l’esercito d’Israele, a visitare tutti i luoghi dove sia caduto uno razzo di Hamas. La giustificazione del rifiuto dei generali di obbedire all’ordine della loro Corte Suprema è che la presenza dei giornalisti complica il “lavoro” delle truppe e crea agitazione e confusione nell’opinione pubblica interna e internazionale. Curiosa e controproducente giustificazione, questa. Il risultato pratico è che le immagini che comunque arrivano da Gaza sono sempre e soltanto filmate da operatori di Hamas o comunque palestinesi, dunque sospettabili di strumentalizzazioni propagandistiche, come sempre e come in tutte le guerre. Per paura dei giornalisti, le forze israeliane lasciano ai propri nemici il monopolio delle immagini che illuminano d’orrore i nostri televisori.Etichette: Politica Internazionale, Politica Italiana, Stampa
Speranza e Cambiamento
CHICAGO - Un inno alla democrazia e alla capacità di cambiare. Barack Obama nel discorso più importante della sua vita, davanti a centinaia di migliaia di persone, ha commosso il suo Paese e il mondo rivendicando la forza della speranza contro il cinismo, la forza dell'uomo comune davanti al potere, la forza potente del sogno e del cambiamento. La forza dell'America, ha gridato Obama nella notte di Chicago, non è la sua potenza militare ma la capacità di creare «democrazia, libertà e opportunità».
ROMA - Barack Obama aveva conquistato da poche ore la certezza della vittoria elettorale e già il Pdl commetteva una grave gaffe, dalle possibili ripercussioni nei rapporti diplomatici tra Italia e Stati Uniti. "Sulla lotta al terrorismo internazionale - è stato infatti il commento espresso questa mattina al Gr3 dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri - vedremo Obama alla prova, perché questo è il vero banco di prova. Gli Stati Uniti sono la democrazia di riferimento, portatrice di valori minacciati dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico. Su Obama gravano molti interrogativi; con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaeda è più contenta"
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