giovedì 29 aprile 2010

Chiusura (temporanea?) di vicenzapartecipa.it

Dal primo maggio il servizio di pubblicazione ftp di Blogger su cui era basato questo sito non sarà più attivo. Il sito resterà visibile a questo indirizzo, ma non si potranno pubblicare nuovi post né commentare. Poco male, visto che da molto qui ogni attività era cessata. Mi riprometto di organizzare una riunione tra coloro che avevano dato vita a questo progetto, per vedere se sarà possibile farlo ripartire con nuove idee, traendo profitto dagli errori passati, o se sia preferibile chiudere così. Personalmente propenderei per la prima ipotesi, e qualche spunto ce l'avrei, ma da solo, ovviamente, non andrei da nessuna parte. Per cui, a presto!

Marco

sabato 1 agosto 2009

PD, un errore respingere Beppe Grillo

Da "Il Giornale di Vicenza" dell'1-8-09

Si può essere democratici ma non popolari?
Il PD si sta avvitando in questi giorni in una negativa sindrome della zattera. Quando si è in mare aperto e si sta su una zattera, non c'è posto per tutti e allora ecco la tentazione di respingere chi cerca di salire. Così morì il Partito Popolare dei Franco Marini. La soluzione fu la Margherita, ovvero lo spirito dell'apertura e della contaminazione. Lo stesso spirito che dovrebbe animare il PD se davvero è partito a vocazione bipolare e maggioritaria. Se aspira ad essere un grande partito di popolo.

Oggi i generalissimi del PD respingono la candidatura di Beppe Grillo alla segreteria del PD, come ieri respinsero la richiesta di Antonio di Pietro a confluire nel PD. E tuttavia non sanno portare argomenti che non siano quelli un po' spocchiosi della inadeguatezza in fatto di stile o di linguaggio. O della correttezza formale del tesseramento.

Io mi chiedo: in quale senso sarebbero impresentabili in un partito democratico leaders in cui si riconoscono milioni di cittadini italiani sicuramente animati da valori democratici? Lo stesso errore fu commesso verso Italia dei Valori e sta costando al PD il rischio del fallimento. In che cosa Di Pietro sarebbe stato incompatibile con il programma Democratico? Forse sul nodo della legalità? Oppure nel modo di fare opposizione?

Era forse più bipartisan il modo usato dla Cavaliere che accusò fin dal primo giorno e per tutta la durata del governo l'Unione di Prodi di aver vinto con brogli elettorali? O quello di creare ad ogni piè sospinto finti casi di corruzione, con agenti pagati per dichiarare che Mortadella e Ranocchio prendevano tangenti?

Quel Ranocchio che poi fu comprato come si comprano i calciatori per il Milan? O quello di usare ogni santo giorno i telegiornali pubblici e privati, con direttori compiacenti, per dipingere davanti al popolo Prodi come uno stupido? Ricordo a tutti che il Cavaliiere rifiutò perfino di riconoscere il Governo Prodi, rifiutando di stringere la mano al leader dell'Unione?

Tuttavia nessuno criticò il leader della coalizione di destra per questi atteggiamenti per nulla bipartisan.

Io non capisco dove sia il problema. Vorrei che mi fosse spiegato con argomenti razionali. In questi giorni vediamo alzarsi le barricate a respingere una boccata di aria fresca e popolare che sarebbe solo salutare per il PD. Che cosa non va nella candidatura Grillo? Il suo colorito linguaggio? E' più politicamente corretto di quello di Bossi che parla di fucili e invita a gettare il tricolore nel cesso, o di Calderoli che porta un maiale al guinzaglio per offendere i musulmani, o di quell'eurodeputato che, votatissimo, canta a squarciagola contro i napoletani o chiede autobus esclusivi per milanesi purosangue. E che dire del linguaggio politicamente corretto del nostro Primo Ministro? Beppe Grillo in confronto è un puritano e Antonio di Pietro un moderato.

Naturalmente ai grandi capi del PD sfugge che larghe fette del popolo italiano sono in sintonia con quel linguaggio colorito, e che si tratta "solo di metafore" per farsi capire dalla gente. Così ci spiegano a destra. Ma forse il PD non vuole farsi capire dalla gente. Forse non vuole essere maggioritario, nè popolare. Forse ha paura di camminare senza rete verso il metodo democratico e di vedere se anche in Italia, in un lotta senza rete per la leadership, non possa accadere che si faccia vivo anche un Obama.
Se è così occorre dirlo chiaramente: non vogliamo il metodo delle primarie se non "sotto scorta". Ma allora si può fare tranquillamente a meno di darsi quel nome così impegnativo: Partito Democratico. E di fare sogni maggioritari.


Nico Rossi
costituente nazionale del PD


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lunedì 29 giugno 2009

Incontro pubblico sulla tangenziale nord

Pubblico qui una mail di invito ricevuta da Cristiano Spiller del PD di Vicenza riduardo un interessante incontro riguardo il tracciato della futura tangenziale nord.

Ciao a tutti,
vi comunico che questo mercoledì 1 luglio, dalle ore 20.45, presso la sede della circoscrizione 4 (via Turra, vicino "Parco" Città), ci sarà un incontro pubblico, aperto a tutti, per discutere e confrontarsi sul progetto della Tangenziale Nord, soprattutto in riferimento alle zone di Bertesina, Anconetta, Ospedaletto (per quel che riguarda il prolungamento di via Aldo Moro) e di Saviabona, Monticello, Cavazzale.

Saranno presenti gli assessori:
Ennio Tosetto (mobilità, lavori pubblici e infrastrutture)
Francesca Lazzari (urbanistica)

L'incontro non ha l'intento di convincere nessuno, né di comunicare decisioni già prese. Il progetto è ancora in fase iniziale: i due tracciati fin qui sviluppati presentano entrambi pregi e difetti, da valutare e analizzare ancor più nei dettagli.
La speranza è quella di fornire maggiori informazioni ai cittadini, soprattutto ai residenti delle zone interessate, cercando di trovare la soluzioni migliore per tutti.

Vi aspettiamo numerosi, agguerriti e propositivi!

Cristiano

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sabato 23 maggio 2009

Magari tra 5 anni...

La teoria della democrazia dice che le minoranze, i piccoli gruppi politici o sociali, addirittura il cittadino singolo, dovrebbero avere una tutela in più nell’accedere alle istituzioni. La prassi è un’altra cosa. Anzi, è il contrario. Prendete le elezioni europee del 6 e 7 giugno prossimi. Se sei in lista in un partito, hai garantita la possibilità quanto meno di partecipare alla gara elettorale. Se poi sei un feudatario deivoti, uno che grazie alla propria rete lobbistica sul territorio rastrella decine di migliaia di crocette, puoi considerarti già eletto (la legge italiana per l’Europa prevede, bontà sua, le preferenze per i candidati). Ma se invece sei così pazzo da correre con una formazione nuova, senza legami d’interessi, fuori dai soliti partiti, stai pur sicuro: non hai nessuna chance. E’ il caso di Stefano Balbi, ventisettenne vicentino ricercatore di economia dei cambiamenti climatici a Venezia, a cui è saltato in testa di candidarsi con la sconosciuta lista Newropeans.

Vocazione europea

«E’ un movimento fondato dieci anni fa dal francese Franck Biancheri, uno dei promotori dell’Erasmus, come costola dell’Aegee, la prima rete studentesca europea», ci spiega Balbi. Il quale, per niente convinto di entrare in un partito tradizionale, ha abbracciato la fede europeista di questo movimento, «che come scopo di creare un’Europa politica e unita a tutti gli effetti». Una vocazione «riformista», dunque, nel senso di voler «riformare in senso democratico l’Unione a partire dalla composizione del parlamento». Oggi, infatti, è composto sulla base dei partiti nazionali, mentre «non c’è nessuna forza compiutamente europea, che cioè unisca i diversi popoli mediante un programma comune continentale». Vasto programma, verrebbe da dire.

Soglia antidemocratica

Così come arduo è veder rispettato il proprio diritto alla partecipazione. E veniamo al nocciolo del problema: «La legge italiana pone una soglia insormontabile che impedisce l’ingresso di nuovi soggetti», accusa Balbi. Basta un dato: «Da noi occorrono in tutto 175 mila firme, 35 mila per ognuna delle cinque circoscrizioni elettorali. In Germania, per tutto il territorio nazionale, ne bastano 4 mila». E difatti in Germania, così come in Francia e in Olanda, gli elettori troveranno sulle schede i candidati di Newropeans. Qui, è stato impossibile. «Noi siamo arrivati ad appena 5-6 mila», allarga le braccia Balbi. Terzo in lista nel Nordest dopo il coordinatore nazionale Diego Malcangi (giornalista di Euronews) e il portavoce Danilo Del Gaizo (avvocato dello Stato), fa parte di una pattuglia di 40 militanti in tutto lo Stivale, di cui 5 nella sola Vicenza. Quasi tutti giovani e animati da belle speranze. Frustrate. «In realtà non ci facevamo illusioni, abbiamo sfruttato la raccolta fi rme per farci conoscere. Il nostro programma, ad esempio, è stato redatto soprattutto su agorà on line, su internet, oltre alle agorà fisiche, le riunioni in cui ci ritroviamo tutti di persona, l’ultima è stata a Francoforte a novembre». L’internettismo nuova via della politica? Lo stesso Balbi la prende con realismo: «No, questo è anche un limite quando poi scendi in strada col banchetto a chiedere una firma». Diciamo pure una fatica boia. «Se non ti conoscono è così: a Vicenza è capitato che volessero darci persino uno o due euro pur di non dare una fi rma». Anche perché, va detto anche questo, l’argomento Europa suscita un interesse quasi pari a zero. «Se però ricorri ad associazioni o eventi radicati nel territorio, allora è più facile, benché sempre con risultati minimi». L’effetto- traino lo hanno avuto, ad esempio, ad un convegno ai Canneti dei No Dal Molin: 50 firme in un’ora, a fronte delle 4 medie orarie in Corso Palladio. E poi ci vogliono soldi. Tanti soldi. «In Sardegna chiedevano 50 mila euro per 15 mila firme…». E chissà come le avrebbero racimolate… Balbi non ce l’ha tanto con lo sbarramento al 4% che taglia fuori le liste minori. E’ il numero di firme la vera ingiustizia. «Ci hanno offerto di aggregarci al Movimento per le Autonomie di Lombardo, quello che si è alleato con la Destra di Storace. Gli outsider come il movimento di Magdi Allam non ci hanno nemmeno provato a far da soli: lui s’è messo con l’Udc, noi non abbiamo voluto bruciarci la credibilità. Ma il sistema italiano è apertamente antidemocratico».

Nessun controllo

E alquanto inutili, a dire il vero, sono le stesse elezioni europee. «Per lo meno in Italia sono solo un modo per dare lavoro a politici trombati o personaggi che danno visibilità come soubrettes e tronisti». Balbi ha lavorato sei mesi alla Commissione Ambiente a Bruxelles, e di eurodeputati bravi, che si danno da fare, ne ha visti: «Vittorio Prodi, ad esempio, ma anche la stessa Lia Sartori», la signora dei voti azzurri in Veneto, benedetta dall’endorsement pubblico del governatore Galan e del ministro Brunetta. Ma il punto è: «chi controlla l’operato dei parlamentari europei? Nessuno. E così le lobby ci sguazzano». La crisi fi nanziaria? «Un deputato di Strasburgo non può fare niente, ni-en-te». Anche perché la Banca Centrale Europea è una specie di Spectre senza un minimo di trasparenza. «Noi invece vorremmo un parlamento sovrano con un’unica legge elettorale per tutta Europa, un governo con ministri eletti dal parlamento, una difesa europea col relativo ripensamento della Nato, ormai anacronistica». Soprattutto, Balbi si augura che quando si vota una persona non lo si faccia in modo «clientelare», com’è stato finora, com’è per «le Sartori, i Berlato, i Carollo, magari divisi in Italia ma poi tutti nello stesso gruppone del Ppe». Insomma, se il voto per l’Europa non è una messinscena per allocchi, poco ci manca. Parola di europeista.

Alessio Mannino

VicenzaPiù 9/5/2009

venerdì 10 aprile 2009

Votare per l'Europa. E sentirsi fessi

Con ogni probabilità Newropeans non ce la farà a candidarsi in Italia. L'importante è aver sollevato la questione europea, del rischio antidemocratico e continuare a farlo... dobbiamo ancora aprire gli occhi. Tuttavia, non votare potrebbe essere ancora peggio. Ricordiamoci che almeno la legge elettorale europea prevede le preferenze nominali.
Cercate un candidato competente e votatelo!

Avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti

di BEPPE SEVERGNINI

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazio­nale sono state un'umiliazione — liste blocca­te, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano co­me una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po­tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra­sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai foto­grammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di di­scutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovun­que da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodepu­tato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta perso­nalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «lettera­ta » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «patti­natrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Ele­na Basescu, bella figliola del presidente della Roma­nia, Traian Basescu. La ra­gazza ha competenze incer­te, ma splendide foto. Me­morabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco ( http://www.clau­d iocaprara.it /post/2214328.html).

A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte del­la maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il man­dato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bas­solino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva la­sciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidar­si ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltan­to un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai son­daggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campa­gna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi elegge­ranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?

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sabato 28 marzo 2009

Lettera aperta ai G20

Newropeans ha deciso di tradurre in molte lingue e far circolare estensivamente la lettera aperta pubblicata in pagina 5 del Financial Times del 24 Marzo e firmata da Franck Biancheri, il suo presidente e direttore degli studi di LEAP/E2020.

Signore e Signori,

Il vostro prossimo incontro avrà luogo a Londra tra pochi giorni, ma siete consci del fatto di avere a disposizione meno di un semestre per evitare che il mondo cada in una crisi che impiegherà minimo un decennio per essere risolta, accompagnata da una serie di tragedie e turbamenti? Questa lettera, redatta da LEAP/E2020, che previde l’arrivo della “crisi globale del sistema” già tre anni fa, intende spiegare brevemente il perché di ciò che è successo e fornire suggerimenti su come evitare futuri danni. Mentre stavate appena cominciando a sospettare lo scoppio della crisi meno di un anno fa, LEAP/E2020, nel secondo numero del suo « Global Europe Anticipation Bulletin » (GEAB N°2), aveva già anticipato che il mondo stava entrando nella fase di innesco di una crisi di proporzioni storiche. Da allora, mese dopo mese, LEAP/E2020 ha insistentemente continuato a rilasciare previsioni altamente accurate riguardo allo sviluppo della crisi con la quale il mondo sta lottando. Perciò ci sentiamo liberi di scrivere questa lettera aperta, che speriamo vi sia di aiuto nelle decisioni che dovrete prendere tra pochi giorni. Questa crisi sta diventando sempre più pericolosa. Recentemente, nella trentaduesima edizione del suo Bollettino, LEAP/E2020 ha sollevato un allarme che riguarda direttamente voi, leader del G20. Se al termine del summit del prossimo 2 aprile a Londra non sarete atati in grado di adottare nuove ed audaci decisioni concentrate sui principali problemi, e di renderle operative entro l’estate 2009, la crisi provocherà una disarticolazione geopolitica entro fine anno, contagiando il sistema internazionale e la struttura stessa di alcune grandi entità politiche come USA, Russia, Cina o UE. Ogni possibilità di controllare il destino dei 6 miliardi di abitanti del mondo sarà per voi perduta.

A voi la scelta: una crisi tra i 3 e i 5 anni oppure una crisi di almeno un decennio?

Finora siete vi siete confrontati semplicemente con i sintomi e con gli effetti secondari della crisi, perché sfortunatamente non eravate preparati ad affrontare una crisi di queste dimensioni. Avete pensato che aggiungere carburante al motore globale sarebbe stato sufficiente, non rendendovi conto che il meccanismo si era rotto, senza speranza di essere riparato. In realtà, un nuovo motore dev’essere costruito in fretta perché il sistema internazionale si sta deteriorando di mese in mese. Dinanzi a una crisi di queste proporzioni, bisogna andare al cuore del problema. Avete di fronte soltanto due alternative: mettere in opera cambiamenti radicali, capaci di accorciare la durata della crisi e di diminuire le sue tragiche conseguenze, oppure rifiutare il cambiamento nel tentativo di salvare ciò che resta del presente sistema, estendendo così la durata della crisi ed aumentando le sue conseguenze negative. A Londra, il prossimo 2 aprile, potrete spianare la strada alla risoluzione della crisi in maniera organizzata in 3-5 anni, oppure trascinare il mondo verso un decennio terribile. Ci limiteremo a tre raccomandazioni che consideriamo strategiche nel senso che, secondo LEAP/E2020, se non saranno realizzate entro l’estate 2009, la disarticolazione geopolitica sarà inevitabile a partire dalla fine di quest’anno.

LE TRE RACCOMANDAZIONI STRATEGICHE DI LEAP

1. La chiave per risolvere la crisi sta nella creazione di una nuova riserva monetaria internazionale!

La prima raccomandazione consiste in un’idea molto semplice: riformare il sistema monetario internazionale ereditato dal secondo dopoguerra e creare una nuova riserva monetaria internazionale. Il dollaro americano e l’economia non sono più in grado di supportare l’attuale ordine economico, finanziario e monetario mondiale. Fino a quando questo problema non verrà affrontato e risolto, la crisi peggiorerà. Infatti il cuore della crisi sta nei prodotti finanziari, nelle banche, nei costi dell’energia… e nelle sue conseguenze in termini di disoccupazione di massa e di collasso degli standard di vita. E’ quindi di vitale importanza che questo sia il tema principale del G20 di Londra e chein quella sede vengano mossi i primi passi per la risoluzione del problema. La soluzione è ben nota: creare una moneta internazionale di riferimento (che potrebbe essere chiamata “Global”), basata su un paniere di valute corrispondenti alle principali economie mondiali - es. Dollaro, Euro, Yen, Yuan, Khaleeji (che verrà lanciata nel 2010 dagli Stati del Golfo), Rublo, Real…- gestita da un “Istituto Monetario Mondiale”, la cui amministrazione rispecchi il rispettivo peso delle economie le cui valute compongono il “Global”. Dovete chiedere al FMI e alle banche centrali coinvolte di preparare il piano entro giugno 2009, fissando la data di implementazione per il primo Gennaio 2010. Questo è l’unico mezzo a vostra disposizione per riprendere in mano una situazione ormai fuori controllo; questo è l’unico mezzo che avete per conseguire una gestione globale e condivisa della crisi,la moneta è infatti la base dell’attività economica e finanziaria. Secondo LEAP/E2020, se quest’alternativa all’attuale collasso del sistema non sarà implementata entro l’estate 2009, dimostrando l’esistenza di una soluzione alternativa all’approccio “ciascuno per sé”, il sistema internazionale non sopravvivrà. Quegli del G20 che pensa sia meglio mantenere i privilegi collegati allo “status quo” il più a lungo possibile, dovrebbero meditare sul fatto che, se oggi possono ancora influenzare significativamente la futura forma di questo nuovo sistema monetario mondiale, una volta che la fase della disarticolazione geopolitica globale sarà iniziata, perderanno ogni capacità di farlo.

2. Istituire un sistema di controllo bancario il prima possibile!

La seconda raccomandazione è stata già menzionata più volte nei dibattiti preliminari al prossimo summit. Dovrebbe quindi essere semplice da adottare. Consiste nel creare un sistema di controllo bancario su scala globale entro fine anno, sopprimendo tutti i “buchi neri”. I vostri esperti hanno già suggerito diverse opzioni. Ora dovete scegliere: nazionalizzate le istituzioni finanziarie appena possibile! E’ l’unica via per evitare nuovi episodi di indebitamento di massa da parte loro (fenomeno che ha contribuito significativamente a produrre l’attuale crisi), e per dimostrare che avete un minimo cedibilità nel gestire i rapporti con i banchieri.

3. Il FMI deve valutare il sistema finanziario USA, britannico e svizzero!

La terza raccomandazione è collegata ad un problema politico molto delicato, che non può essere ignorato. E’ essenziale che il FMI presenti entro giugno 2009 al G20 una valutazione indipendente dei tre sistemi finanziari che sono il fulcro dell’attuale crisi finanziaria: USA, britannico e svizzero. Nessuna raccomandazione sostenibile può essere implementata efficientemente fino a che nessuno comprenderà il danno causato dalla crisi ai tre pilastri del sistema finanziario globale. Non è più tempo di essere gentili con i Paesi che si trovano al centro del caos finanziario.

Scrivete una semplice e breve dichiarazione!

Infine, per favore, lasciateci ricordare che il vostro compito è di restaurare la vostra immagine davanti a 6 miliardi di persone ed a milioni di organizzazioni pubbliche e private. Non dimenticate quindi di scrivere una breve dichiarazione – non più lunga di due pagine – in cui presentate un massimo di 3-4 idee chiave che i non esperti possano leggere e comprendere. Se mancherete di farlo, nessuno leggerà ciò che avete da dire eccetto un ristretto circolo di specialisti, dunque non riguadagnerete la fiducia del pubblico e la crisi sarà destinata a peggiorare. Se questa lettera aperta vi avrà aiutato a comprendere che la Storia vi giudicherà a seconda del successo o del fallimento del Summit, esso sarà servita. Secondo LEAP/E2020, i vostri cittadini non aspetteranno più di un anno per giudicarvi. Almeno questa volta non potrete dire che nessuno vi aveva avvisato!

Franck Biancheri
Direttore degli studi di LEAP/E2020
Presidente di Newropeans

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giovedì 19 marzo 2009

Internet è in pericolo?

Avete sentito parlare in questi giorni del fatto che la libertà su Internet è in pericolo? No? Beh, forse perché non l’hanno detto. Difatti poche persone sanno di quello che sta succedendo nei Parlamenti Italiano, Francese ed Europeo. Parliamo del caso Italiano. C’è un emendamento in discussione al Parlamento (già approvato il 5 febbraio al Senato) che potrebbe anche passare così com’è: si chiama emendamento d’Alia. Le scusanti sono per esempio nobili valori come quelli di combattere la pedofilia e cancellare quei gruppi sul social network Facebook che inneggiano alla Mafia. Non ti dicono però che per i siti attinenti alla pedofilia il sistema attuale di controlli va benissimo e che i gruppi inneggianti alla Mafia contavano al massimo qualche centinaio d’iscritti, mentre quelli che facevano pressione (sul sistema di controllo interno di Facebook che funziona molto bene) perché questi gruppi venissero cancellati contavano migliaia e migliaia d’iscritti (quindi nel social network ci troviamo davanti ad uno specchio che riprende molto fedelmente la realtà). Se quest’emendamento diventa legge, succederà praticamente così. Se in un sito, un social network, un blog, si trovano contenuti che commettono apologia di reato o istigazione a delinquere, l’autorità garante comunica a tale sito di togliere il contenuto incriminato. Se il gestore del sito (magari il proprietario di un blog, che accetta di dare spazio ai suoi lettori e di commentare come gli pare) non toglie il contenuto incriminato entro 24 ore, l’autorità garante praticamente obbliga i provider ad oscurare (in maniera cautelare) l’intero sito, pena una multa dai 50 ai 250 mila euro. Quindi se per esempio un blog ritiene una legge appena approvata ingiusta e ne evidenzia i lati negativi, questo può venire oscurato dall’oggi al domani, per legge. Altri emendamenti vengono proposti al Senato ed alla Camera, come per esempio quello dell’onorevole Gabriella Carlucci dal titolo “Disegno di Legge Carlucci per la tutela della legalità nella rete Internet”. Guido Scorza, avvocato, docente e giornalista esperto in materia, si è andato a vedere il file che l’onorevole Carlucci aveva messo a disposizione sul suo blog, scoprendo che la licenza del software col quale era stato scritto era di proprietà di Davide Rossi, presidente di Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva). Capite bene che quindi lotta alla pedofilia, libertà e legalità su internet, hanno poco a che fare con le leggi che vengono proposte, le quali ci porterebbero ai livelli di Birmania e Cina. Ma proposte legislative del genere non accadono solo in Italia: per rimanere qui in Europa, la Francia ha un problema molto simile al nostro. La proposta (il pacchetto Telecom) che viene discussa in queste settimane al Parlamento Europeo è invece diversa. In pratica permetterebbe il filtraggio dei contenuti su Internet da parte di soggetti non ancora specificati, che potrebbero benissimo essere le società di telecomunicazioni. In Italia la percentuale di territorio coperto dall’Adsl, la connessione veloce a Internet, è tra le più basse d’Europa. Secondo me fatti come questo (senza parlare della legge Pisanu, messa lì in mezzo al pacchetto di leggi contro il terrorismo, che mina la possibilità di dare il servizio di Internet Wi-Fi gratis ai suoi clienti da parte di gestori di un locale pubblico come un bar o un ristorante) sono contro la libertà su Internet, e non un blog che parla liberamente. Purtroppo non tutti capiscono la fondamentale importanza di mantenere e preservare a tutti i costi la libertà della rete, l’unico strumento di comunicazione veramente democratico perché da la possibilità a qualsiasi persona di rendere conoscibile il suo pensiero ad un vasto numero di persone. Inoltre credo che battaglie a livello nazionale valgono a poco e possono bloccare questi scempi solo nel brevissimo termine. Nel medio termine ci saranno nuove leggi continuamente proposte, perché già ora non è la prima volta. Un po’ alla volta, legge dopo legge, si cerca di bloccare la libertà di questo strumento da più angoli e in modo sempre più totale (libertà di accesso alla connessione, libertà di accesso ai contenuti, libertà di espressione), andando contro la visione e il sogno dei suoi inventori. Secondo me questa battaglia va fatta in primo luogo a livello europeo, dove la legislazione pesa su 27 Stati (il 60-80% delle leggi nazionali sono di derivazione europea). Il co-inventore del WWW Robert Caillau è membro di Newropeans ed ha appena redatto una proposta per la formazione di una Società d’Informazione Europea, la quale farà parte del nostro programma elettorale. Siamo l’unico partito ad avere una tale proposta nel programma e siamo gli unici a prendere in considerazione le Web Communities e le loro battaglie; ma soprattutto siamo gli unici che hanno la possibilità di avere proposte così avanzate nel nostro programma, perché siamo indipendenti. Proponiamo di assicurare una connessione veloce a tutti i cittadini, di stilare una Carta dei Diritti Digitali Europea e di garantire la neutralità della rete, non che di avere una maggiore protezione della privacy. Inoltre proponiamo che l’amministrazione pubblica in tutta Europa debba utilizzare i processi informatici per le sue procedure, con minori costi per tutti. A proposito, dov’è finita l’opera di digitalizzazione (parola che faceva pure fatica a pronunciare) dell’amministrazione pubblica promessa da Berlusconi (con tanta enfasi sulla riduzione di costi per miliardi di euro) in campagna elettorale?

Giulio Corà
Direttivo Newropeans

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martedì 10 marzo 2009

Allarme Socio-Politico Europeo n°2 - (15/01/2009)

Nel quadro dei suoi “Allarmi socio-politici europei” e delle sue raccomandazioni politiche destinate agli Stati membri e le istituzioni europee per far fronte alla crisi, Newropeans lancia un nuovo “Avvertimento”:

Il denaro finalizzato al salvataggio bancario sta deviando dai suoi obiettivi: Newropeans esige un impegno finanziario pubblico europeo efficace per tutti i cittadini!

Gli Stati membri tentano di combattere la crisi e la recessione che si produrrà inevitabilmente con delle colossali somme di denaro, ma tutte queste misure di salvataggio e questi tentativi di rilancio sono portatori di 3 errori fondamentali:

  1. Ciascuno Stato ripara i piani di salvataggio alla bell’e meglio e per conto suo, senza concertazioni a livello europeo e soprattutto senza una volontà effettiva di riformare profondamente le strutture del sistema finanziario e bancario.
  2. Al momento del salvataggio delle banche, gli Stati membri (ad eccezione del Regno Unito) hanno offerto denaro e garanzie senza però esigere sufficienti contropartite. Come unici creditori ed azionisti, i governi avevano il diritto di esigere delle garanzie ed un potere di influenza sulla politica commerciale delle banche in cambio dei fondi concessi. Nei confronti dei loro contribuenti, essi avevano l’obbligo di assumere all’interno delle banche una posizione d’influenza sufficiente per garantire che, conclusa la crisi, gli errori commessi non si ripetessero più.
  3. I piani di rilancio sono troppo concentrati sull’incitamento al consumo. Il loro finanziamento passa attraverso un ulteriore indebitamento. Essendo che la causa della crisi attuale è una bolla di credito storica, un sovraidebitamento delle imprese, degli Stati e dei privati non è una soluzione. Così, tutte le iniziative pubbliche devono avere come obiettivo imperativo, non la promozione del consumo, bensì l’investimento:
    - Nelle infrastrutture, in particolare quelle trans europee ed i servizi pubblici trans europei;
    - Nell’educazione e la ricerca;
    - Nell’ambiente e le energie rinnovabili.

E’ fuori questione che questi investimenti servano a finanziare delle infrastrutture con vocazione di essere privatizzate. La crisi finanziaria deve mettere un termine all’ondata di privatizzazione dei servizi pubblici, soprattutto nei settori in cui questi servizi non sono e non potranno essere rimpiazzati da una vera offerta concorrenziale tra più attori privati. Newropeans si batterà per la messa in atto di un’alternativa europea alle privatizzazioni destinate a facilitare il funzionamento del mercato unico: condurremo il Parlamento Europeo ad adottare uno statuto delle “reti europee di servizio pubblico”, permettendo di coniugare in modo efficace la dimensione europea ed il servizio pubblico.

Attualmente assistiamo ad uno spettacolo di politiche prese dal panico, che cercano di affogare i problemi sotto uno tsunami di denaro, senza avere reali idee risolutive, né riguardo per il denaro dei contribuenti ed il futuro delle generazioni. Il rischio è che tutto questo denaro non serva che ad indennizzare i responsabili della crisi a scapito di tutti gli altri, e che una volta superata la crisi essi ricomincino a crearsi immensi profitti allo stesso modo, sapendo che gli Stati li salveranno in caso di bisogno.

Newropeans è il solo movimento politico in Europa che dal 2006 ha anticipato l’arrivo dell’attuale crisi.

Ne ricava, quindi, una legittimità di proposte di riforme concrete e necessarie per stabilizzare il mercato finanziario ed evitare la ripetizione di una crisi causata dagli stessi fattori: L’Europa deve legiferare, attraverso l’UE nel quadro delle sue competenze, o grazie ad un’azione concertata degli Stati membri, al fine di dare alle sue banche, alle istituzioni finanziarie e mercati finanziari, un quadro di regole che evitino l’insorgere di tali crisi. Questa regolamentazione mette in opera tali principi:

  1. Le banche sono servitrici e non i capi dell’economia reale. Forniscono capitali alle imprese a seconda dei loro bisogni e vengono remunerate in funzione dei servizi che rendono. Non sta alle imprese fornire profitti in base alle esigenze delle banche e dei mercati finanziari.
  2. Le banche non partecipano alla creazione e l’alimentazione delle bolle speculative. Anche se si possono realizzare profitti esorbitanti nel periodo di ascesa di una bolla, i rischi al momento del suo scoppio ed i suoi effetti nocivi generali per l’intera società, impediscono che le banche vi partecipino. Così, le banche non forniscono credito a fondo speculativo e non impiegano i propri fondi nella speculazione.
  3. Le banche cessano ogni attività con i paradisi fiscali.
  4. Le banche calcolano i propri sistemi d’incoraggiamento (prime set boni) sul rendimento a lungo termine di attività dei loro impiegati e dirigenti. Le perdite presenti annullano i boni passati e possono anche renderli negativi.
  5. E’ vietata la titolarizzazione (in vista di un’ulteriore vendita) dei debiti e l’acquisto di tali titoli..
  6. Le banche rispettano scrupolosamente la ratio di Bâle II tra fondi propri ed impegno; tutte le attività al di fuori bilancio, al fine di creare un effetto di leva nascosta, sono proibite.

Newropeans rifiuta che i rimedi applicati servano solo a salvare coloro che hanno condotto l’Europa alla crisi, copiando il modello americano. Ormai bisogna inventare metodi e strumenti europei che permettano ai 500 milioni di cittadini europei di attraversare al meglio i difficili anni che ci attendono.

Newropeans esige che il denaro pubblico serva a preparare l’avvenire di tutti gli europei, non solamente quello delle élite finanziarie.

Newropeans pretende che l’Europa metta in atto da oggi una riforma profonda delle strutture e del funzionamento dei mercati finanziari.

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venerdì 20 febbraio 2009

Pasolini: Andreotti, Nixon, l'Italia e... Berlusconi

Pensavo, giusto ieri, riflettendo sulla condanna di Mills e sulla sfacciata impunità di Silvio Berlusconi, a Richard Nixon, alla procedura di impeachment che seguì lo scandalo Watergate, e al fatto che, fosse successo in Italia qualcosa del genere, non ci sarebbero state grosse conseguenze. Anzi, nemmeno si sarebbe parlato di scandalo. E in effetti in Italia qualcosa di molto simile all'affare Watergate è successo, solo pochissimo tempo fa: ha coinvolto il SISMI e il giornalista di Libero Renato Farina, se qualcuno se ne ricorda ancora. E difatti, appurate le responsabilità dei pesci piccoli - Farina ha confessato - ci si è ben guardati dall'andare oltre con l'analisi (chi c'era sopra di loro? A chi obbedivano? A Zio Paperino?).

Leggevo, giusto ieri sera (nulla accade per caso), questo articolo di Pasolini pubblicato sul Corriere della Sera il 18-02-75, in cui PPP risponde a Giulio Andreotti che a sua volta rispondeva ad una sua precedente analisi della situazione politica e antropologica italiana. Riporto la parte finale dello scritto, evidenziando col grossetto alcuni passi a mio parere particolarmente significativi per le analogie con la Storia di questi giorni (le sottolineature in corsivo sono invece opera di Pasolini stesso).

[...] Ma, fatto il mio grigio dovere, ecco che è giunto il momento ch'io torni sulla prima ipotesi che ho formulato: l'assai più divertente ipotesi, cioè, che Andreotti abbia finto di non capirmi, dandomi quindi una risposta che ha fuorviato e seppellito tutto. Che tale ipotesi abbia serie probabilità di essere quella giusta può essere dimostrato dal fatto che Andreotti - verso la fine del suo intervento - nel punto più retoricamente delicato, quello che precede la perorazione, abbia fatto una oscura allusione alla sorte di Nixon.
Il senso diplomatico di tale oscura allusione è tuttavia chiaro, ed è il seguente: qui in Italia, miei cari, non si può fare come si è fatto in America con Nixon, cioè cacciare via chi si è reso responsabile di gravi violazioni al patto democratico: qui in Italia i potenti democristiani sono insostituibili.
C'è una sfida quasi luciferina in questa oscura allusione di Andreotti dal senso così chiaro. I potenti democristiani sono paragonabili (anzi, sono paragonati) a Nixon: e con ciò?
Non solo - sembra dire Andreotti - i successori di Nixon seguono la stessa politica di Nixon e continuano dunque a sostenere per quanto riguarda almeno l'Italia, gli equivalenti di Nixon; non solo, qui in Italia, non ci sarebbe un mediocre Ford pronto a sostituire eventualmente i nostri Nixon (tutti sanno cosa sia divenuta una carriera politica in Italia, e come gli avvocatucci provinciali e volgari eletti deputati fino ad una decina di anni fa, siano dei giganti rispetto ai loro possibili successori di oggi), non solo, ma i nostri Nixon sono infinitamente più potenti del Nixon americano: essi hanno trovato appunto, a quanto pare, il modo di rendersi insostituibili.
Il legame che unisce infatti questa allusione di Andreotti a una sua altrettanto significativa omissione è di una perfetta logicità. Voglio dire che - pur accennando alla criminalità, comune e politica, che, quasi caduta dal cielo, caratterizza l'odierna vita italiana - Andreotti ha omesso nel suo articolo di parlare di "strategia della tensione" e delle stragi.
Dunque gli uomini che decidono la vita politica italiana - e in definitiva la nostra vita - primo: non sanno nulla, o fingono di non saper nulla, di ciò che è radicalmente cambiato nel "potere" che essi servono, praticamente detenendolo e gestendolo; secondo, non sanno nulla, o fingono di non saper nulla, sull'unica continuità di tale potere, cioè sulla serie di stragi. Ciò è scandaloso. E io sono scandalizzato: a rischio di essere anche ingeneroso e conformista (come è sempre chi è scandalizzato, e si fa, quindi, portavoce di un sentimento comune e maggioritario, non privo di qualunquismo). E' chiaro comunque che fin che i potenti democristiani taceranno sul cambiamento traumatico del mondo avvenuto sotto i loro occhi, un dialogo con loro è impossibile.
Ed è altrettanto chiaro che fin che i potenti democristiani taceranno su ciò che invece, in tale cambiamento, costituisce la continuità cioè la criminalità di Stato, non solo un dialogo con loro è impossibile ma è inammissibile il loro permanere alla guida del paese. Del resto c'è da chiedersi cos'è più scandaloso: se la provocatoria ostinazione dei potenti a restare al potere, o l'apolitica passività del paese ad accettare la loro stessa fisica presenza ("... quando il potere ha osato oltre ogni limite, non lo si può mutare, bisogna accettarlo così com'è", editoriale del Corriere della Sera, 9-2-1975).


NOTE A MARGINE:

1) Andreotti, dopo la tragedia dell'Idroscalo di Ostia, dichiarò senza tanti giri di parole che Pasolini "se l'era cercata". Salvo poi, nel 1993, rendergli scuse per non aver accolto le sue critiche, ribadendo nel 1995: "In quel momento, quando su richiesta di Piero Ottone replicai sul Corriere della Sera alle bordate di Pasolini contro la Dc, io vedevo il problema in chiave di polemica politica. Piu' tardi ho compreso che occorreva prescindere dalla politica spicciola e accettare un discorso culturale che avrebbe giovato anche alla politica... Indubbiamente alcune delle cose che lui diceva sono valide, specie se rilette adesso".

2) Riguardo la strategia della tensione (stragi di Stato) che Pasolini aveva individuato come metodo di governo, cito l'ex Senatore Giovanni Pellegrino, allora presidente della Commissione Stragi (da "Segreto di Stato, La verità da Gladio al caso Moro", 2000): "Una cosa è certa: Pasolini era arrivato quasi in tempo reale laddove la Commissione, oggi, è giunta dopo anni e anni di ricerche."

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giovedì 19 febbraio 2009

Una crisi di governo... ma va!

In Italia tra le dimissioni di Veltroni e Sanremo non ci accorgiamo delle notizie importanti. Questa, che dovrebbe far cadere il governo, in un qualsiasi stato democratico, in Italia passa senza troppo clamore. Vi assicuro che in Europa sono piu' attenti e vi hanno dedicato le prime pagine (Inghilterra e Francia). In Italia una crisi di governo... ma figurati!

Mills fu corrotto da Berlusconi condannato a 4 anni e 6 mesi
Repubblica — 18 febbraio 2009 pagina 10 sezione: POLITICA INTERNA

MILANO - Silvio Berlusconi ha corrotto David Mills per dire il falso davanti al Tribunale di Milano. È questo il principio stabilito ieri pomeriggio dal collegio presieduto da Nicoletta Gandus, che ha inflitto 4 anni e 6 mesi di carcere all' avvocato inglese accusato di concorso in corruzione in atti giudiziari. Lui, l' imputato principe, l' attuale presidente del Consiglio, colui che materialmente era accusato di aver comprato il silenzio di Mills «donandogli» 600mila dollari, è riuscito a schivare una probabile condanna in primo grado solo grazie all' entrata in vigore, il 21 luglio scorso, del Lodo Alfano, la legge che impedisce di processare le cinque più alte cariche dello Stato. In attesa che la Corte Costituzionale (forse a ottobre) stabilisca se la norma non leda il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, un primo importante pilastro è stato gettato in questa vicenda. La Corte ha accolto l' impostazione accusatoria del pubblico ministero di Milano Fabio De Pasquale che aveva chiesto, per l' unico imputato rimasto, due mesi di condanna in più rispetto a quanto è stato poi stabilito. Nel corso della sua requisitoria, De Pasquale aveva spiegato come Mills, «fino al 2000», avesse ricevuto i 600mila dollari sia per «bramosia di denaro», ma anche per una sorta di «sudditanza professionale ed economica» nei confronti del principale azionista del gruppo Fininvest. Nel 1997 e ' 98, a più riprese, Mills venne convocato in procura e al tribunale di Milano per spiegare come funzionava la galassia estera del Biscione, che lui stesso aveva creato. E furono, paradossalmente, proprio le sue parole ad aprire il filone d' inchiesta sulla corruzione giudiziaria che si è concluso ieri in primo grado. In veste di testimone, il 18 luglio del 2004, al pm De Pasquale aveva detto a verbale di aver ricevuto i 600mila dollari per aver «tenuto mister B. (Silvio Berlusconi, ndr.) fuori dal mare di guai in cui l' avrei buttato se avessi detto tutta la verità». Messaggio che l' interessato ha però cercato di ritrattare poco dopo, forse rendendosi conto del reale peso delle sue parole. Con una lettera inviata alla procura milanese, il legale inglese si era rimangiato tutto, sostenendo questa volta di aver fornito la prima versione perché pressato dalle domande dei magistrati milanesi. La sua nuova verità per spiegare quel versamento di denaro, indicava l' armatore napoletano Diego Attanasio come il reale mittente di quella somma. De Pasquale, però, nel frattempo aveva raccolto altre prove che ha messo in tavola durante il processo. Come le confidenze che Mills aveva lasciato al suo consulente, Bob Drennan, al quale si era rivolto per evitare di finire nelle grinfie del severissimo fisco inglese. A Drennan, nel febbraio di 5 anni fa, Mills aveva scritto una lettera in cui dava la stessa versione sull' origine dei 600mila dollari, ovvero che erano soldi del gruppo Fininvest. «Credo e continuo a credere nell' innocenza del mio assistito», ha commentato il verdetto l' avvocato Federico Cecconi che ha comunque annunciato appello. Il difensore ha anche spiegato che «il processo, senza l' ombra dell' altro soggetto coimputato (Silvio Berlusconi, ndr. ), sarebbe stato esaminato in modo più sereno». «Sono deluso perché innocente», dice in una nota il suo cliente. «Spero che verdetto e sentenza siano cancellati in appello, e mi dicono che avrò ottimi motivi per sperarlo», ha concluso Mills. I giudici della Decima sezione, con la sentenza, hanno anche deciso di trasmettere alla procura la posizione Benjamin Marrache, uno dei più importanti avvocati di Gibilterra, destinatario finale della somma oggetto del processo. Secondo il Tribunale, Marrache, nell' avvallare la tesi processuale di Mills, avrebbe detto il falso. Tra le pene accessorie comminate a Mills, anche 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 250mila euro di risarcimento alla parte civile. Ironia della sorte, la presidenza del Consiglio. La vicenda L' AUTOACCUSA Il 18 luglio 2004, David Mills ai pm di Milano confessa di aver ricevuto 600 mila dollari da Berlusconi a titolo di ringraziamento per non aver detto tutto sui conti esteri Fininvest PREMIER INDAGATO Nel marzo del 2005, i pm scoprono le carte d' accusa: le parole di Mills sono costate l' iscrizione tra gli indagati per Berlusconi L' accusa: corruzione in atti giudiziari IL LODO ALFANO Il 21 luglio scorso entra in vigore il Lodo Alfano. Stop ai processi alle più alte cariche dello Stato. La posizione del premier viene tralciata, anche se i giudici chiedono un parere alla Consulta LA SENTENZA Ieri la sentenza di primo grado. L' avvocato inglese David Mills, l' unico imputato, viene condannato a 4 anni e mezzo per corruzione in atti giudiziari - EMILIO RANDACIO

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