PD, un errore respingere Beppe Grillo
Da "Il Giornale di Vicenza" dell'1-8-09Si può essere democratici ma non popolari?
Il PD si sta avvitando in questi giorni in una negativa sindrome della zattera. Quando si è in mare aperto e si sta su una zattera, non c'è posto per tutti e allora ecco la tentazione di respingere chi cerca di salire. Così morì il Partito Popolare dei Franco Marini. La soluzione fu la Margherita, ovvero lo spirito dell'apertura e della contaminazione. Lo stesso spirito che dovrebbe animare il PD se davvero è partito a vocazione bipolare e maggioritaria. Se aspira ad essere un grande partito di popolo.
Oggi i generalissimi del PD respingono la candidatura di Beppe Grillo alla segreteria del PD, come ieri respinsero la richiesta di Antonio di Pietro a confluire nel PD. E tuttavia non sanno portare argomenti che non siano quelli un po' spocchiosi della inadeguatezza in fatto di stile o di linguaggio. O della correttezza formale del tesseramento.
Io mi chiedo: in quale senso sarebbero impresentabili in un partito democratico leaders in cui si riconoscono milioni di cittadini italiani sicuramente animati da valori democratici? Lo stesso errore fu commesso verso Italia dei Valori e sta costando al PD il rischio del fallimento. In che cosa Di Pietro sarebbe stato incompatibile con il programma Democratico? Forse sul nodo della legalità? Oppure nel modo di fare opposizione?
Era forse più bipartisan il modo usato dla Cavaliere che accusò fin dal primo giorno e per tutta la durata del governo l'Unione di Prodi di aver vinto con brogli elettorali? O quello di creare ad ogni piè sospinto finti casi di corruzione, con agenti pagati per dichiarare che Mortadella e Ranocchio prendevano tangenti?
Quel Ranocchio che poi fu comprato come si comprano i calciatori per il Milan? O quello di usare ogni santo giorno i telegiornali pubblici e privati, con direttori compiacenti, per dipingere davanti al popolo Prodi come uno stupido? Ricordo a tutti che il Cavaliiere rifiutò perfino di riconoscere il Governo Prodi, rifiutando di stringere la mano al leader dell'Unione?
Tuttavia nessuno criticò il leader della coalizione di destra per questi atteggiamenti per nulla bipartisan.
Io non capisco dove sia il problema. Vorrei che mi fosse spiegato con argomenti razionali. In questi giorni vediamo alzarsi le barricate a respingere una boccata di aria fresca e popolare che sarebbe solo salutare per il PD. Che cosa non va nella candidatura Grillo? Il suo colorito linguaggio? E' più politicamente corretto di quello di Bossi che parla di fucili e invita a gettare il tricolore nel cesso, o di Calderoli che porta un maiale al guinzaglio per offendere i musulmani, o di quell'eurodeputato che, votatissimo, canta a squarciagola contro i napoletani o chiede autobus esclusivi per milanesi purosangue. E che dire del linguaggio politicamente corretto del nostro Primo Ministro? Beppe Grillo in confronto è un puritano e Antonio di Pietro un moderato.
Naturalmente ai grandi capi del PD sfugge che larghe fette del popolo italiano sono in sintonia con quel linguaggio colorito, e che si tratta "solo di metafore" per farsi capire dalla gente. Così ci spiegano a destra. Ma forse il PD non vuole farsi capire dalla gente. Forse non vuole essere maggioritario, nè popolare. Forse ha paura di camminare senza rete verso il metodo democratico e di vedere se anche in Italia, in un lotta senza rete per la leadership, non possa accadere che si faccia vivo anche un Obama.
Se è così occorre dirlo chiaramente: non vogliamo il metodo delle primarie se non "sotto scorta". Ma allora si può fare tranquillamente a meno di darsi quel nome così impegnativo: Partito Democratico. E di fare sogni maggioritari.
Nico Rossi
costituente nazionale del PD
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