Magari tra 5 anni...
La teoria della democrazia dice che le minoranze, i piccoli gruppi politici o sociali, addirittura il cittadino singolo, dovrebbero avere una tutela in più nell’accedere alle istituzioni. La prassi è un’altra cosa. Anzi, è il contrario. Prendete le elezioni europee del 6 e 7 giugno prossimi. Se sei in lista in un partito, hai garantita la possibilità quanto meno di partecipare alla gara elettorale. Se poi sei un feudatario deivoti, uno che grazie alla propria rete lobbistica sul territorio rastrella decine di migliaia di crocette, puoi considerarti già eletto (la legge italiana per l’Europa prevede, bontà sua, le preferenze per i candidati). Ma se invece sei così pazzo da correre con una formazione nuova, senza legami d’interessi, fuori dai soliti partiti, stai pur sicuro: non hai nessuna chance. E’ il caso di Stefano Balbi, ventisettenne vicentino ricercatore di economia dei cambiamenti climatici a Venezia, a cui è saltato in testa di candidarsi con la sconosciuta lista Newropeans.
Vocazione europea
«E’ un movimento fondato dieci anni fa dal francese Franck Biancheri, uno dei promotori dell’Erasmus, come costola dell’Aegee, la prima rete studentesca europea», ci spiega Balbi. Il quale, per niente convinto di entrare in un partito tradizionale, ha abbracciato la fede europeista di questo movimento, «che come scopo di creare un’Europa politica e unita a tutti gli effetti». Una vocazione «riformista», dunque, nel senso di voler «riformare in senso democratico l’Unione a partire dalla composizione del parlamento». Oggi, infatti, è composto sulla base dei partiti nazionali, mentre «non c’è nessuna forza compiutamente europea, che cioè unisca i diversi popoli mediante un programma comune continentale». Vasto programma, verrebbe da dire.
Soglia antidemocratica
Così come arduo è veder rispettato il proprio diritto alla partecipazione. E veniamo al nocciolo del problema: «La legge italiana pone una soglia insormontabile che impedisce l’ingresso di nuovi soggetti», accusa Balbi. Basta un dato: «Da noi occorrono in tutto 175 mila firme, 35 mila per ognuna delle cinque circoscrizioni elettorali. In Germania, per tutto il territorio nazionale, ne bastano 4 mila». E difatti in Germania, così come in Francia e in Olanda, gli elettori troveranno sulle schede i candidati di Newropeans. Qui, è stato impossibile. «Noi siamo arrivati ad appena 5-6 mila», allarga le braccia Balbi. Terzo in lista nel Nordest dopo il coordinatore nazionale Diego Malcangi (giornalista di Euronews) e il portavoce Danilo Del Gaizo (avvocato dello Stato), fa parte di una pattuglia di 40 militanti in tutto lo Stivale, di cui 5 nella sola Vicenza. Quasi tutti giovani e animati da belle speranze. Frustrate. «In realtà non ci facevamo illusioni, abbiamo sfruttato la raccolta fi rme per farci conoscere. Il nostro programma, ad esempio, è stato redatto soprattutto su agorà on line, su internet, oltre alle agorà fisiche, le riunioni in cui ci ritroviamo tutti di persona, l’ultima è stata a Francoforte a novembre». L’internettismo nuova via della politica? Lo stesso Balbi la prende con realismo: «No, questo è anche un limite quando poi scendi in strada col banchetto a chiedere una firma». Diciamo pure una fatica boia. «Se non ti conoscono è così: a Vicenza è capitato che volessero darci persino uno o due euro pur di non dare una fi rma». Anche perché, va detto anche questo, l’argomento Europa suscita un interesse quasi pari a zero. «Se però ricorri ad associazioni o eventi radicati nel territorio, allora è più facile, benché sempre con risultati minimi». L’effetto- traino lo hanno avuto, ad esempio, ad un convegno ai Canneti dei No Dal Molin: 50 firme in un’ora, a fronte delle 4 medie orarie in Corso Palladio. E poi ci vogliono soldi. Tanti soldi. «In Sardegna chiedevano 50 mila euro per 15 mila firme…». E chissà come le avrebbero racimolate… Balbi non ce l’ha tanto con lo sbarramento al 4% che taglia fuori le liste minori. E’ il numero di firme la vera ingiustizia. «Ci hanno offerto di aggregarci al Movimento per le Autonomie di Lombardo, quello che si è alleato con
Nessun controllo
E alquanto inutili, a dire il vero, sono le stesse elezioni europee. «Per lo meno in Italia sono solo un modo per dare lavoro a politici trombati o personaggi che danno visibilità come soubrettes e tronisti». Balbi ha lavorato sei mesi alla Commissione Ambiente a Bruxelles, e di eurodeputati bravi, che si danno da fare, ne ha visti: «Vittorio Prodi, ad esempio, ma anche la stessa Lia Sartori», la signora dei voti azzurri in Veneto, benedetta dall’endorsement pubblico del governatore Galan e del ministro Brunetta. Ma il punto è: «chi controlla l’operato dei parlamentari europei? Nessuno. E così le lobby ci sguazzano». La crisi fi nanziaria? «Un deputato di Strasburgo non può fare niente, ni-en-te». Anche perché
Alessio Mannino
VicenzaPiù 9/5/2009


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