venerdì 20 febbraio 2009

Pasolini: Andreotti, Nixon, l'Italia e... Berlusconi

Pensavo, giusto ieri, riflettendo sulla condanna di Mills e sulla sfacciata impunità di Silvio Berlusconi, a Richard Nixon, alla procedura di impeachment che seguì lo scandalo Watergate, e al fatto che, fosse successo in Italia qualcosa del genere, non ci sarebbero state grosse conseguenze. Anzi, nemmeno si sarebbe parlato di scandalo. E in effetti in Italia qualcosa di molto simile all'affare Watergate è successo, solo pochissimo tempo fa: ha coinvolto il SISMI e il giornalista di Libero Renato Farina, se qualcuno se ne ricorda ancora. E difatti, appurate le responsabilità dei pesci piccoli - Farina ha confessato - ci si è ben guardati dall'andare oltre con l'analisi (chi c'era sopra di loro? A chi obbedivano? A Zio Paperino?).

Leggevo, giusto ieri sera (nulla accade per caso), questo articolo di Pasolini pubblicato sul Corriere della Sera il 18-02-75, in cui PPP risponde a Giulio Andreotti che a sua volta rispondeva ad una sua precedente analisi della situazione politica e antropologica italiana. Riporto la parte finale dello scritto, evidenziando col grossetto alcuni passi a mio parere particolarmente significativi per le analogie con la Storia di questi giorni (le sottolineature in corsivo sono invece opera di Pasolini stesso).

[...] Ma, fatto il mio grigio dovere, ecco che è giunto il momento ch'io torni sulla prima ipotesi che ho formulato: l'assai più divertente ipotesi, cioè, che Andreotti abbia finto di non capirmi, dandomi quindi una risposta che ha fuorviato e seppellito tutto. Che tale ipotesi abbia serie probabilità di essere quella giusta può essere dimostrato dal fatto che Andreotti - verso la fine del suo intervento - nel punto più retoricamente delicato, quello che precede la perorazione, abbia fatto una oscura allusione alla sorte di Nixon.
Il senso diplomatico di tale oscura allusione è tuttavia chiaro, ed è il seguente: qui in Italia, miei cari, non si può fare come si è fatto in America con Nixon, cioè cacciare via chi si è reso responsabile di gravi violazioni al patto democratico: qui in Italia i potenti democristiani sono insostituibili.
C'è una sfida quasi luciferina in questa oscura allusione di Andreotti dal senso così chiaro. I potenti democristiani sono paragonabili (anzi, sono paragonati) a Nixon: e con ciò?
Non solo - sembra dire Andreotti - i successori di Nixon seguono la stessa politica di Nixon e continuano dunque a sostenere per quanto riguarda almeno l'Italia, gli equivalenti di Nixon; non solo, qui in Italia, non ci sarebbe un mediocre Ford pronto a sostituire eventualmente i nostri Nixon (tutti sanno cosa sia divenuta una carriera politica in Italia, e come gli avvocatucci provinciali e volgari eletti deputati fino ad una decina di anni fa, siano dei giganti rispetto ai loro possibili successori di oggi), non solo, ma i nostri Nixon sono infinitamente più potenti del Nixon americano: essi hanno trovato appunto, a quanto pare, il modo di rendersi insostituibili.
Il legame che unisce infatti questa allusione di Andreotti a una sua altrettanto significativa omissione è di una perfetta logicità. Voglio dire che - pur accennando alla criminalità, comune e politica, che, quasi caduta dal cielo, caratterizza l'odierna vita italiana - Andreotti ha omesso nel suo articolo di parlare di "strategia della tensione" e delle stragi.
Dunque gli uomini che decidono la vita politica italiana - e in definitiva la nostra vita - primo: non sanno nulla, o fingono di non saper nulla, di ciò che è radicalmente cambiato nel "potere" che essi servono, praticamente detenendolo e gestendolo; secondo, non sanno nulla, o fingono di non saper nulla, sull'unica continuità di tale potere, cioè sulla serie di stragi. Ciò è scandaloso. E io sono scandalizzato: a rischio di essere anche ingeneroso e conformista (come è sempre chi è scandalizzato, e si fa, quindi, portavoce di un sentimento comune e maggioritario, non privo di qualunquismo). E' chiaro comunque che fin che i potenti democristiani taceranno sul cambiamento traumatico del mondo avvenuto sotto i loro occhi, un dialogo con loro è impossibile.
Ed è altrettanto chiaro che fin che i potenti democristiani taceranno su ciò che invece, in tale cambiamento, costituisce la continuità cioè la criminalità di Stato, non solo un dialogo con loro è impossibile ma è inammissibile il loro permanere alla guida del paese. Del resto c'è da chiedersi cos'è più scandaloso: se la provocatoria ostinazione dei potenti a restare al potere, o l'apolitica passività del paese ad accettare la loro stessa fisica presenza ("... quando il potere ha osato oltre ogni limite, non lo si può mutare, bisogna accettarlo così com'è", editoriale del Corriere della Sera, 9-2-1975).


NOTE A MARGINE:

1) Andreotti, dopo la tragedia dell'Idroscalo di Ostia, dichiarò senza tanti giri di parole che Pasolini "se l'era cercata". Salvo poi, nel 1993, rendergli scuse per non aver accolto le sue critiche, ribadendo nel 1995: "In quel momento, quando su richiesta di Piero Ottone replicai sul Corriere della Sera alle bordate di Pasolini contro la Dc, io vedevo il problema in chiave di polemica politica. Piu' tardi ho compreso che occorreva prescindere dalla politica spicciola e accettare un discorso culturale che avrebbe giovato anche alla politica... Indubbiamente alcune delle cose che lui diceva sono valide, specie se rilette adesso".

2) Riguardo la strategia della tensione (stragi di Stato) che Pasolini aveva individuato come metodo di governo, cito l'ex Senatore Giovanni Pellegrino, allora presidente della Commissione Stragi (da "Segreto di Stato, La verità da Gladio al caso Moro", 2000): "Una cosa è certa: Pasolini era arrivato quasi in tempo reale laddove la Commissione, oggi, è giunta dopo anni e anni di ricerche."

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3 Commenti:

Alle 20 febbraio 2009 15.58 , Blogger Marco Matteazzi ha detto...

Nemmeno Farina ha pagato. Radiato dall'albo dei giornalisti, leggo ora che è stato premiato per la sua condotta da Berlusconi con una seggio nell'attuale Legislatura, nella quale ricopre i seguenti incarichi:

Membro VII COMMISSIONE (CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE) dal 21 maggio 2008;
Membro XIII COMMISSIONE (AGRICOLTURA) dal 21 maggio 2008 (in sostituzione del MINISTRO SENZA PORTAFOGLIO BRUNETTA Renato);
Membro DELEGAZIONE PARLAMENTARE PRESSO L'ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL CONSIGLIO D'EUROPA dal 24 settembre 2008;
Membro DELEGAZIONE PARLAMENTARE PRESSO L'ASSEMBLEA PARLAMENTARE DELL'UNIONE DELL'EUROPA OCCIDENTALE dal 24 settembre 2008.

Non so voi, io di questo passo ho paura di finire l'indignazione.

 
Alle 20 febbraio 2009 18.07 , Blogger Marco Matteazzi ha detto...

A proposito si strategia della tensione, Berlusconi stesso oggi ha scoperto le carte sul tema stupri, affermando che questi sono calati del 10% rispetto all'anno scorso, anche nella città di Roma. E allora, cos'è quest'emergenza, se non appunto una strategia della tensione?

 
Alle 24 febbraio 2009 08.56 , Anonymous francesco mariga ha detto...

io la definirei strategia della derisione.
già, perchè quotidianamente siamo insultati attraverso discorsi privi di logica, risposte ignoranti, comportamenti non coerenti.
e da persone (scusate il complimento...) che pensano di governare qualcosa (il nostro paese) che forse non hanno mai conosciuto, tantomeno ora, e del quale non hanno la minima idea di come funzioni.
più che indignazione, credo ci voglia proprio una rivoluzione culturale. contro la bassezza umana, la superficialità, il vuoto.
il nostro paese deve riacquistare dignità e coscienza.
non essere la puttanella del primo ministro.

 

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