L’Impegno Politico
C’è una prassi che viviamo da sempre: dal basso, insieme, per un cambiamento pacifico, prendendo la parola sulle vicende di cronaca, perché attraverso questo ponte della parola possiamo entrare nella storia.
Sappiamo di essere inadeguati e spesso ne sentiamo acuto il limite, ma continuiamo ad essere dentro queste situazioni, vivendole come compagnia buia della nostra vita.
Intendiamo come “politica” questa consapevolezza e questa determinazione. Sappiamo che le nostre vite sono sviluppate dentro il segno dell’alternativa, raccontando una vita altra anche il se il quotidiano richiama spesso all’ovvio e ai luoghi comuni.
Da questo abbiamo imparato a dissociarci obiettando e a pensarci in atro modo, immaginando e realizzando luoghi alternativi alle logiche mondane.
Non siamo i soli e non ci sentiamo tali; ci sono realtà in Italia e nel mondo che stanno facendo questo cammino.
Il terreno comune è:
- avere coscienza della minorità e sviluppare le logiche delle minoranze;
- mediare con gli altri itinerari spirituali e fortemente politici;
- accompagnare gli snodi con le nuove generazioni e con i passaggi epocali (abbiamo chiamato questo traghettare);
- avere come tema radicale la laicità, per aiutare a superare i linguaggi, pensieri e atteggiamenti datati, che rischiano di non far emergere la forza profetica che è nella prassi della vita della gente.
È una costruzione seria da continuare a vivere nel rapporto tra vita /fede, spiritualità/mistica e politica.
Un modo per continuare insieme ad abitare... dove il futuro si introduce nella storia, dove si sprigionano le forze sotterranee della vita, dove esplodono le invenzioni dello Spirito.
Là dove il margine diventa frontiera.
Gruppo Spiritualità del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA),
tratto da "Decrescere per il futuro: lettera aperta" pag. 16.
Etichette: Metodo
Berlusconi padrone del Paese, il Corriere corresponsabile
Un articolo di Massimo Fini pubblicato sul Gazzettino del 5 dicembre scorso.
Blandamente criticato da Stampa e Corriere della Sera per una misura in fondo marginale come l'aumento dell'Iva a Sky (che non è come dice Veltroni, una Tv per tifosi squattrinati - quelli vanno allo stadio, in curva - ma per gente benestante) Silvio Berlusconi ha affermato che i direttori di questi due giornali dovrebbero cambiare mestiere. Il presidente del Consiglio ha detto testualmente: "In tanti dovrebbero cambiare mestiere, direttori di giornali e politici, ho visto che la Stampa ha titolato "Berlusconi contro Sky", ho visto le vignette del Corriere della Sera , ma che vergogna... dovrebbero avere tutti più rispetto per se stessi e fare un altro mestiere".
Ha ragione: se non per la Stampa senz'altro per il Corriere della Sera. Ma in senso diametralmente opposto a quello che gli dà il premier. La responsabilità del Corriere della Sera, un giornale dalle grandi tradizioni liberali e che si presenta tutt'oggi come liberale, è di aver non solo avallato ma sostenuto in questi decenni, attraverso i suoi principali editorialisti, Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco (nelle cronache è stato invece più equilibrato) le posizioni e le azioni illiberali del Cavaliere. Il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) è il contrario di un assetto liberal-liberista perché, come insegnano al primo anno di Economia, e come scrivevano i padri di questo sistema, Adam Smith e David Ricardo, ammazza la concorrenza che è l'essenza stessa del liberal-liberismo e la cui mancanza è particolarmente grave nel settore dei media televisivi che sono il ganglio vitale di ogni moderna liberaldemocrazia. Un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio, e di cui ci si accorge solo quando tocca anche i propri interessi (che è il caso di Sky). Le leggi "ad personas", per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, e "ad personam", per salvare se stesso, il "lodo Alfano", ledono un altro principio fondante di una liberaldemocrazia: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ma più gravi ancora sono state, a mio avviso, le continue e devastanti aggressioni alla Magistratura italiana, la sua delegittimazione. In terra di Spagna, davanti a tutta la stampa internazionale, allibita, Berlusconi dichiarò che "Mani pulite", cioè inchieste e sentenze della magistratura del suo Paese, di cui pur era premier, erano state una "guerra civile". Non c'è stata volta in cui Berlusconi o i suoi amici politici sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari che i Pm e i giudici non siano stati accusati di "uso politico della giustizia", un reato gravissimo peraltro mai dimostrato, fino ad affermazioni generiche ma non meno gravi: "i giudici sono antropologicamente dei pazzi", "la magistratura è il cancro della democrazia".E così adesso anche Paolo Mieli si becca della "toga rossa". E ben gli sta. E anche all'inaudito volgare e violento attacco di Berlusconi, il Corriere ha reagito con un corsivetto tremebondo e una cronaca in cui la metteva sull'umorale.
Questo atteggiamento supino del Corriere, il più importante quotidiano italiano, non ha fatto il bene del Paese nè dello stesso Presidente del Consiglio. Lasciatagli passare, passo dopo passo, ogni cosa, il Cavaliere, che antropologicamente non conosce il senso del limite, si sente ormai autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le Reti televisive nazionali che pur controlla per i 3/4 di "denigrarlo", di "insultarlo", di essere "disfattiste" (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlar troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento, padrone del centrodestra, se si eccettuano la Lega e l'Udc di Casini che ha avuto il coraggio morale di smarcarsi, padrone del sistema televisivo, ricco più di Creso, Silvio Berlusconi è ormai il padrone pressochè assoluto del Paese. E nessuno può più fermarlo. Una situazione che con la liberaldemocrazia non ha nulla a che vedere. E il Corriere della Sera ne è per la sua parte, che è una notevole parte, corresponsabile.Etichette: Politica Italiana, Stampa
Appello da Newropeans
Spettabile Associazione,
siamo il primo partito trans-europeo, candidato alle elezioni europee di giugno 2009. Attualmente presenti nei principali Paesi dell’Unione europea, abbiamo approntato un programma che, in sintesi, punta a riformare le istituzioni comunitarie allo scopo di incrementarne la rappresentatività e la responsabilità nei confronti dei Cittadini.
Le sfide che il Mondo e l’Unione dovranno affrontare in futuro, su fronti come il cambiamento climatico, l’economia, l’equità sociale, richiedono una maggiore autorevolezza dell’Europa; un’autorità nelle relazioni con gli altri player mondiali che purtroppo oggi all’Unione manca.
Attraverso la creazione di un vero Governo Europeo eletto dal Parlamento, intendiamo sopperire a questa mancanza e rendere il potere esecutivo dell’Unione responsabile delle proprie azioni nei confronti dei cittadini europei. Il contrario di quanto oggi accade con una Commissione nominata dai Governi degli Stati Membri.
Per poterci candidare alle prossime elezioni dobbiamo raccogliere 35.000 firme di elettori in ognuna delle Circoscrizioni.
Per raggiungere quest’obiettivo stiamo contattando tutte le Associazioni e i Movimenti in Italia e chiediamo anche la Vostra collaborazione e quella dei Vostri Associati per aiutare la Democrazia europea nel nostro Paese.
Ovviamente, non Vi chiediamo alcun sostegno al momento del voto. Né vi chiediamo di condividere il nostro programma. Piuttosto, ci preme poter avere il nostro simbolo sulla scheda elettorale, in modo che in ciascuno dei principali Paesi europei possiamo chiedere a tutti i cittadini di contribuire con noi a costruire un’Europa più autorevole per il futuro.
Vi preghiamo di diffondere questo appello presso tutti i Vostri Soci e, attraverso di essi, confidiamo giunga a quanti più Cittadini responsabili possibile.
Infine, vorremmo sottolineare che abbiamo scelto di essere un partito “low-cost” auto-finanziato: non abbiamo mai chiesto e non chiederemo denaro pubblico, che sia nazionale o europeo. Ci finanziamo con le quote versate dai nostri iscritti, donazioni individuali e, soprattutto, il lavoro volontario di ragazzi, uomini e donne che da tre anni si dedicano con passione a questo progetto: per questo, apprezzeremmo qualsiasi forma di aiuto: dalla semplice diffusione del messaggio alla disponibilità individuale o collettiva a firmare, dalla presenza ai tavoli alla messa a disposizione di materiali utili alla causa...
Chi fosse interessato è pregato di contattarci all’indirizzo coordinamentoit@newropeans.eu
Etichette: Democrazia Partecipativa, Politica Europea