"A quando i numeri tatuati sul braccio?"
Conclude così un suo intervento al TG3 Moni Ovadia.Si stava parlando della recente iniziativa del ministro Maroni di schedare, tramite raccolta delle impronte, tutti i cittadini rom italiani, maggiorenni e minorenni.
Non è difficile condividere questa provocazione. Non può non sollevare inquietanti analogie questa quantomeno controversa iniziativa.
Non per nulla oggi, in un articolo della Repubblica, viene pubblicato un monito dell'Unione Europea: "Non tollereremo il razzismo" c'è scritto.
E?
E basta.
E con buona pace di tutti la schedatura è già iniziata, e molto probabilmente si concluderà a fine ottobre.
Non voglio nascondere la testa sotto la sabbia facendo finta che il problema dei rom non esista. Che ci siano solo i "poveri" rom contro il "cattivo" Maroni. Il problema c'è e va affrontato. Ma cosa risolve marchiare delle persone solo in base alla loro etnia? Voglio dire il problema dei minori rom che vengono sfruttati per furti e rapine non è molto diverso dal problema dei minori del sud che vengono quotidianamente sfruttati dalla camorra o dalla mafia. E allora che fare? Schedare anche loro? E se un domani il problema diventassero, che ne so, i paraguayani (chiedendo scusa ai paraguayani)? Che si fa si scheda anche loro?
Il fatto è che limitarsi a schedare e raccogliere delle impronte non risolve nulla. Non finchè le politiche di integrazione rimarranno queste. Non finchè lo stato del sistema giudiziario rimarrà questo. Potranno anche servire a risalire immediatamente all'autore di qualche furto ma questo non verrà trattato diversamente da come viene trattato ora da una macchina della giustizia quanto mai ingolfata.
No, lo scopo del ministro Maroni non è risolvere il problema dei rom. Il suo scopo è duplice: da una parte accontentare la gente semplice ed arrabbiata che l'ha votato. Gente che gli chiede solo una cosa: di raccogliere e se possibile ancor più emarginare il diverso, il "pericoloso". Dall'altro nascondere sotto questa veste da uomo di ferro le mille porcherie che la Lega sta ingoiando per accontentare il capelluto premier.
Concludo con un altro pensiero di Moni Ovadia: "Siamo la prima nazione, dopo il Rwanda, che in tempo di pace ha deciso di schedare delle persone solo in base alla loro etnia".
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4 Commenti:
Concordo su tutto. Proprio ieri Manganelli (capo della polizia italiana), intervistato dal Giornale di Vicenza, affermava: "Nei salotti televisivi chi ragiona di sicurezza e giustizia spesso non sa di cosa sta parlando. Si discute di certezza della pena, mentre in realtà in Italia, di certo, c’è solo la certezza dell’impunità". Il capo della polizia, non un comunista, né Beppe Grillo né Travaglio. A cosa mai servirà prendere le impronte digitali in questo scenario? A nulla ovviamente se non a dare in pasto ai media e al popolo (bue?) una linea dura che di fatto non esiste. Anzi, tutte le leggi, i lodi, i decreti legge che stanno passando in questi giorni sono un chiaro invito a delinquere: dateci dentro, che dentro non ci finirete mai. La pietra tombale sulla giustizia italiana. E fin troppo scontato prendere i Rom come capro espiatorio, scaldano gli animi e distolgono l'attenzione. C'era arrivato pure Veltroni, nel suo patetico scimmiottamento dei duri della destra. Ma fino a quando si faranno prendere in giro in questo modo, tutti quelli che hanno votato "la sicurezza, la disciplina"? Se la bevono così facile tutti quelli che hanno votato Lega Nord? Sembra tutto così piatto che davvero, nemmeno un'Hitler o un Mussolini troverebbero opposizione, nell'Italia di oggi. Oggi come allora.
Ma pur fantasiosamente ammettendo che sia veramente importante rilevare le impronte digitali, allora lo si dovrebbe fare a tutti, senza discriminazioni. Esatto, DISCRIMINAZIONI. Queste si chiamano DISCRIMINAZIONI RAZZIALI. E' il loro nome, e sembra non sia più un tabù per nessuno, anzi.
Sforzandosi di lasciare da parte, per un attimo, la becera natura razzista di un provvedimento come questo, ci vuole proprio tanta fantasia a credere che sia importante o utile rilevare le impronte digitali di 'sti ragazzi. Dal momento in cui non si fanno alcuno scrupolo a sfruttare i minori per attività criminose, quanti problemi si porranno certe persone ad eliminarne le impronte digitali, in un modo o nell'altro? A provvedimenti che fanno rabbrividire seguiranno probabilmente escamotage altrettanto barbari.
Cambiando un po' prospettiva, di recente mi sono resa conto, ancora una volta, di come esistano 2 Italie, tra loro inconciliabili. Proprio questa primavera, il liceo di mio fratello ha lanciato il coraggioso progetto di uno scambio culturale con la Romania, precisamente con ragazzi coetanei di Timisoara. (In realtà l'iniziativa, di per sè, non ha alcunchè di coraggioso se non il consueto onere di tenere a bada una trentina di adolescenti all’estero, ma se la si confronta con il clima generale...) La scuola in questione è il Quadri, forse l'unico bacino scolastico cittadino veramente all'avanguardia in termini di apertura culturale e di progettualità di un certo spessore, e, siccome generalmente il fermento culturale è positivamente contagioso, ci si sarebbe aspettati un certo tipo di risposta da parte degli studenti (o forse, più propriamente, delle loro famiglie). Notare: le famiglie rumene partecipanti sono state scelte secondo determinati criteri, più che altro per non generare spiacevoli contrasti (educativi, sì, per i nostri "bamboccetti" ma deleteri per adolescenti che se la passano meno bene...) Risultato? Più di metà dei ragazzi ha rifiutato di partecipare per timori vari legati all’etnia dei partner del progetto e si sono dovute accorpare classi diverse per raggiungere il numero minimo necessario. Per inciso, la prima parte dello scambio, a Timisoara, è andato benissimo (loro verranno qui in autunno).
Quando si osserva chi va controcorrente, chi si espone pur di riproporre instancabilmente la prospettiva corretta, giusta, morale e sacrosanta delle relazioni tra esseri viventi che condividono lo stesso mondo, ci si rende conto che esistono proprio 2 Italie, e questo a volte conforta pure, se si pensa all'uniformità grigia di pensiero che invade l'opinione pubblica. Peccato solo che l'Italia più forte - politicamente, economicamente e mediaticamente - sia sempre quella peggiore, capace di imporre una percezione falsa dello stato dei fatti, ma più verosimile di altre perché ripetuta all’infinito. Una parte diventa il tutto, in una sineddoche ideologica che continua ad alimentare e giustificare le derive più discriminatorie. E se l’Italia della tolleranza e del rispetto non è capace di imporsi una buona volta, allora forse ce lo meritiamo tutti di essere bollati come razzisti. Una parte per il tutto.
E' perchè l'Italia peggiore è quella della maggioranza degli italiani. E' quella della società di consumo, è quella dell'apparire a tutti i costi, è quella dei rapporti fra uomini e donne ridotti a barzellette se non quando a sfoghi sessuali, insomma è l'Italia di Berlusconi.
E' l'Italia della tv, questo credo sia il problema alla base di tutto. E' nato prima l'uovo o la gallina? In questo caso Canale 5. In 25 anni Berlusconi, con le sue tv da televendita (la Rai sempre a ruota!!) è riuscito nell'impresa di banalizzare l'Italia, imponendo in modo più o meno uniforme i suoi non-valori, quelli di cui parla Gian. L'Italia non era così prima, questo è facile da capire. C'era forse meno istruzione, ma quanta più profondità! Berlusconi ha potuto stravolgerla, sempre muovendosi ai limiti (e a volte oltre) della legge, perché non ha mai trovato vera opposizione, se non nei giudici che fanno il loro lavoro. Prima Craxi e i socialisti, poi D'Alema e il PD, l'hanno tutti assecondato in cambio di favori più o meno espliciti, o semplicemente perché non sono poi così diversi. Il vero problema dell'Italia non è comunque Berlusconi, a mio parere, il problema è che non ci sia mai stata, né prima né ora, un'opposizione a Berlusconi. Perché di tipi come Berlusconi (magari non così bravi) ne nasceranno sempre, ovunque. Il problema non è che ci siano virus, il problema è che non ci sono gli anticorpi. Questo è il disastro dell'Italia. Il PD, non il PDL, è il disastro dell'Italia.
Triste quello che mi racconti dello scambio culturale con Timisoara. Ho amici che vivono in quella città (molto bella), sono stato in Romania una settimana, e so per esperienza quanto autentici e accoglienti siano quei posti e quelle persone. C'è qualcosa in Romania, qualcosa di sincero, che qua è già andato perso da tempo (Mediaset?), anche se pure là si possono notare tristi cambiamenti in atto. Il razzismo contro i Romeni è una cosa che mi fa soffrire, perché dettato da sentimenti bassissimi e ignoranza colossale.
Un piccolo aneddoto: l'altra sera parlavo con un belga ad un barbecue, mi sono aperto una bottiglia di vino e me ne son spanto un po' sui pantaloni. Una goccia (forse) è arrivata anche a lui, che mi fa: "Grazie! Ma dovevo aspettarmi una cosa così stupida da parte tua, dal momento che sei italiano". Senza un briciolo di ironia. Ecco, gli stranieri in Italia ci convivono tutti i giorni, tutte le ore, in tutti i luoghi, con questo tipo di stupidità.
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