Democrazia Partecipativa e Partiti
Penso sia interessante pubblicare uno scritto ricevuto da Claudio Veltroni, attualmente consigliere comunale di maggioranza a Vicenza. Ci tengo a precisare che questo blog non è politicamante schierato: ovvero tutti noi redattori siamo in qualche modo schierati singolarmente, in modo eterogeneo, ma non identifichiamo il gruppo con una posizione precisa. Qui l'intento è piuttosto il dialogo fra i cittadini e i diversi schieramenti. Esortiamo dunque tutti i soggetti civici e politici a farsi sentire. Il blog abbraccia la filosofia dell'open source e della circolazione libera delle idee: ognuno è libero di dire la sua o di trarre ispirazione da ciò che viene discusso.Trovo che la democrazia partecipativa sia una delle dimensioni importanti della democrazia, che però non può esaurirsi o ridursi ad una sola delle sue forme. La democrazia rappresentativa e costituzionale pongono, per esempio, delle garanzie che la democrazia partecipativa non può assicurare. E penso che la politica fatta nei blog non debba essere presentata in contrapposizione a quella dei partiti: è un modo diverso di essere impegnati in politica, che ha come scopo peculiare quello della reciproca formazione e della formazione delle idee. Ma queste cose non sono estranee ai partiti, che restano i cardini sui quali si basano tutte le democrazie del mondo, compreso la nostra. E poi, prima o dopo, arriva il momento in cui occorre dare gambe e mani alle idee per incarnarle nelle leggi, nelle delibere, nelle azioni amministrative. Occorre, cioè, accettare la sfida di confrontarsi con il concreto. Certo, nei partiti ci sono stati, ci sono e ci saranno persone attaccate alla poltrona, al potere o al denaro; di più: la casta esiste e molta gente non ha fiducia che si possa cambiare, altri pensano che si debba lottare contro i partiti. Però, quando i partiti non riescono ad interpretare la società, prima o poi, vengono abbandonati: è successo alla DC. Qualche volta, invece, i partiti possono cambiare dal di dentro, come mi sembra sia successo da 10 anni a questa parte nel percorso che ha portato il PPI e il PDS a diventare l'attuale PD passando per l'Ulivo, la Margherita e i DS. Ecco, secondo me, è possibile vivere una esperienza di servizio al paese, o alla propria città, all'interno di un partito. Anzi, quante piu persone lo faranno, abbattendo la separatezza e il tabù che ancora oggi dipinge l'impegno partitico, tanto più sarà possibile che le amministrazioni e le istituzioni siano vicine alla gente.Credo che il vostro blog possa aiutare molto, soprattutto i giovani, a maturare questa determinazione.
Claudio Veltroni
Etichette: Democrazia Partecipativa, Interviste


4 Commenti:
In Italia la situazione della democrazia rappresentativa, lasciando stare per il momento se questa sia effettivamente, com'è creduto nei paesi occidentali, la migliore forma di governo possibile, è drammatica. La distanza tra la gente e i partiti va via via prendendo i connotati di un abisso: un recente sondaggio di Manheimer registrava come il 70% degli italiani non avesse fiducia nel Governo, una percentuale altrettanto alta nel Parlamento (cioè nell'insieme dei partiti che dovrebbero rappresentarci nella legiferazione), addirittura l'80% ritiene che gli uomini politici siano "interessati ai voti dei cittadini e non alle loro opinioni, che abbiano in mente soprattutto l'esigenza di essere rieletti e non i problemi della gente". Corrispondono circa alle percentuali di affluenza alle urne alle ultime elezioni: chi è andato a votare ci è andato turandosi ben forte il naso. E le percentuali sarebbero probabilmente ancora più alte se l'informazione non fosse controllata, per l'appunto, dai partiti, che la taroccano ad arte. Il Partito Democratico di certo non fa eccezione, anzi risalta per l'incapacità dei vertici romani di incontrare la sensibilità e capire le esigenze della popolazione; questo soprattutto al nord, e nonostante i maldestri tentativi di Veltroni di darsi tono su temi come la sicurezza e candidature ad hoc come quella di Calearo. Il PD, a livello nazionale, prima che al suo elettorato risponde ad interessi lobbystici: dalle cooperative alle banche alla grande industria, fino alle stesse logiche partitiche, interne e non. Altri rappresentano altri gruppi di potere, ma in generale questi rapporti tutt'altro che che ben definiti e delimitati, sono anzi così fortemente intrecciati e trasversali a destra e sinistra che è perfino difficile tracciarne una mappa. Entrambi gli schieramenti, dietro la facciata di un'apparente rivalità buona per i teatrini tv, stanno bene attenti a tenersi su a vicenda e a conservare le loro posizioni. Altrimenti inspiegabile perché il centro-sinistra, nei sette anni di governo che ha avuto a disposizione, non abbia fatto una legge sul conflitto di interessi, o perlomeno obbedito alle direttive europee che obbligherebbero Mediaset a cedere le frequenze di Rete 4. Schermeggiano, ma alla resa dei conti destra e sinistra stanno bene attente a non farsi male: se crolla il baraccone crolla per intero, hanno bisogno l'una dell'altra.
In questo scenario, tutto quello che resta agli elettori è la possibilità di mettere una crocetta per scegliere (se di scelta si può mai parlare in un Paese dove l'informazione non è libera) da che gruppo di potere farci governare e a che gruppo di potere lasciar fare i suoi interessi. Più che di democrazia rappresentativa si dovrebbe parlare di oligarchia elettiva.
Le cose migliorano a livello locale, dove il controllo dei cittadini sull'operato, seppure ancora insufficiente, è più forte. Il legame con la popolazione è a volte ancora possibile, specialmente nelle esperienze che affiancano ai partiti liste civiche, e questo spiega come si siano potute verificarsi alle amministrative vittorie del PD in diverse città del nord, in un quadro di débacle totale alle politiche. I partiti e la politica devono riavvicinarsi alla gente, e il primo passo in questa direzione è, a mio parere, il riavvicinamento fisico: federalismo, maggiore autonomia, governi più vicini al territorio, minori sprechi e maggior controllo.
E' proprio vero, ci stanno rubando le parole. Di fronte alla parola "federalismo" chiunque immediatamente pensa a Lega, Bossi, fucili, xenofobia e falli ben duri. Non siamo più liberi di usarla, anche se di questo si dovrebbe parlare: riavvicinare la politica ad una dimensione più umana, più controllabile, più gestibile, più "rappresentativa". Logica vuole che la gestione di una realtà più piccola sia inevitabilmente più semplice e più efficace della gestione di una più grande. Perciò ben venga il federalismo, anche se non si apprezza Bossi, anche se non si posseggono fucili, anche se non si odiano i "terroni" o i "negher", anche se non lo si ha poi così duro...
Caro PD, sede nazionale, Roma, la vogliamo smettere di prenderci in giro? Ma quale problema sicurezza?! Non esiste!! Mi spiego. Non è certo il tema della sicurezza che ha portato la gente a votare il centrodestra piuttosto che il centrosinistra. Ieri sera ho visto un intervista a Variati a Primo Piano, dove si partiva dal presupposto che il PD poteva vincere anche nel Nordest puntando l'attenzione sulla sicurezza! BALLE! Il tema sicurezza è giustamente un tema trasversale e di buon senso, non di destra. Quale stranezza c'è se sindaci quali Cofferati, Chiamparino o Variati dimostrano di voler preservare a tutti i costi la legalità come diritto inviolabile di tutti i cittadini. Chi sbaglia paga, vale per italiani e per stranieri, e non è un discorso di destra!
Una riflessione più seria e critica farebbe capire ai vertici del PD che per vincere bisogna invece avvicinarsi alla gente, come ha fatto la Lega nelle fabbriche e come ha fatto Variati a Vicenza. La Sartori, credendosi già vincente, non si è sprecata ad incontri continui con la cittadinanza, come invece ha fatto il neo-sindaco. La ricetta per non perdere non è nemmeno sempre quella di candidare "gente nuova", vedi Calearo e altri. Variati non era per nulla "nuovo" per Vicenza , ma si è messo a parlare alla gente. La soluzione è quindi partire dalle realtà locali, farsi sentire vicini. Basta con gli slogan inglesi e i candidati immagine non mi pare facciano la differenza. Ora concludo lo sfogo, augurandomi che la giunta Variati faccia veramente bene, altrimenti altri 10-15 anni di PDL non ce li toglie nessuno.
Mi trovo d'accordo con quanto detto da Marco, Gianluca e Andrea.
Aggiungerei però che la vittoria di Variati è stata determinata anche da un sostanziale danno d'immagine che le ultime giunte di centrodestra si sono sempre date: continui litigi, personaggi poco affidabili, gestione mafiosa di alcune imprese pubbliche. Senza entrare nei dettagli, immagino capiate a cosa mi riferisco.
Forse un pò di aria diversa voleva la città, la gente.
Certe facce iniziavano a stancare.
in questo caso il bipolarismo permette il ricambio.
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