Ballottaggio: RISULTATO
Con una percentuale di votanti inferiore al 64% (primo turno oltre 80%), e mezzo punto di scarto la città di Vicenza, ha eletto nuovo sindaco di Vicenza Achille Variati del PD. Una rimonta inaspettatta che suggerisce numerose riflessioni. Prima fra tutte la disfatta della Sartori e di Cicero. Quest'ultimo non sarà premiato con il tanto agognato assessorato nè tantomeno con la carica di vicesindaco. Sicuramenente l'astensionismo ha pesato sul risultato finale: c'è da indagare sulle motivazioni di una tale scelta. Forse non sono piaciute le contrattazioni avvenute tra un voto e l'altro, che hanno evidenziato la concezione del potere pubblico come oggetto di scambio tra le forze del centrodestra. L'elettorato della Lega che tanto ha inciso a livello nazionale, ha probabilmente voltato la faccia alla Sartori, in uno dei suoi baluardi.Di sicuro un risultato storico per la città di Vicenza dopo i dieci anni di amministrazione Hulweck.
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Etichette: Elezioni Comunali 2008


12 Commenti:
A mio parere la scarsa affluenza alle urne non ha questo gran significato. E' ovvio che la gente che ha già votato una volta due settimane fa, è restia a ritornarci. Soprattutto se le votazioni coincidono con il ponte del 25 Aprile.
E' strabiliante invece la rimonta di Variati che passa da otto punti percentuali di svantaggio ad uno di vantaggio. Dove li ha raccolti è presto detto: Il 5% che ha votato per Bottene e "No Dal Molin" ha votato per lui, che del rifiuto della nuova base ha fatto una bandiera. Un altro buon 5% lo ha recuperato dagli elettori di Marchiani ed Asproso (rispettivamente "Amici Di Beppe Grillo" e "Sinistra Arcobaleno"). Bene, dove ha pescato Variati ora è chiaro, ma la Sartori che faceva nel frattempo, dormiva? Facendo semplici e probabilmente ingenue addizioni si nota che la candidata del PDL ha semplicemente sommato i suoi voti al primo turno, a quelli di Cicero (che sperava nella carica di vicesindaco), ma il resto del centro-destra, Lega in testa, ha salutato e ha dato il ben servito. Che il fenomeno Equizi abbia fatto scuola?
Credo che quelli dell'UDC abbiano votato per la Sartori molto più di quelli di Cicero che l'avevano votato al primo turno proprio per non votare lei. Alcuni simpatizzanti di Cicero hanno presto compreso che si è venduto per la carica e non ci sono stati? Non lo so sono solo idee che mi vengono in mente alla luce dei risultati.
Di sicuro la Lega si è data alla macchia!
Vicenza è prevalentemente una città di destra, si sa, ma anche di gente mediamente "intelligente", passatemi il termine, cioè che non vota un partito ad ogni conto, ma valuta le persone candidate. E' chiaro che la gente di destra ha preferito astenersi non sentendosi rappresentata da una candidata molto "berlusconiana", cioè che ha puntato tutto sull'immagine. Discorsi quali "Sicurezza nella sua interezza ..." (senti mp3 del blog) oppure i lucida-labbra e le caramelle targate Sartori non sono bastate per quei cittadini che hanno abbastanza senso civico per capire che l'amministrazione della città è una cosa concreta e seria!
Anche la spaccatura della Lega sul Dal Molin è stata importante, ora mi aspetto che le promesse del nuovo Sindaco vengano al più presto mantenute e si vada al più presto al referendum. Un augurio particolare alla neo consigliera Cristina (sapete a chi mi riferisco!).
scusate se vi correggo un secondo, poi commenterò in un altro momento.
Non mi pare cher l'affluenza sia stata particolarmente bassa, anzi si riconfermano elezioni comunali calde queste a Vicenza.
63,699 % affluenza ballotaggio 2008
circa 53-54% affluenza ballottaggio 2003.
quindi..
è fisiologia la diminuzione dell'affluenza ad un ballottaggio.
Ciao
Giulio vallortigara
Vero, non c'è dubbio. Il mio riferimento era il primo turno: ragionavo su quello nel post.
Penso che l'ago della bilancia sia stato anche stavolta l'elettorato di Cicero, che gli ha fatto pagare l'incoerente manovra politica dell'apparentamento. Si era erto a simbolo di una politica alternativa, concreta e coerente, libera dalle manovre politiche e laboriosa. Era un bluff e i cittadini non sono poi così stupidi. Peccato perché nella sua squadra aveva elementi validi; penso che se avesse lasciato libertà di coscienza gli sarebbe andata meglio, non saprei a vantaggio di quale candidato, ma sicuramente a vantaggio suo e dei suoi collaboratori. Quantomeno per l'immagine.
Concordo in gran parte con Mauro sul discorso fatto per Cicero, che a livello programmatico mi aveva sorpreso, slavo poi squagliarsi nella sua presunta indipendenza, volendo salire sul carro di un vincitore dato quasi per certo. Anche gli elettori di Pecori non hanno gradito l'accordo con il Pdl, tenendo conto dell'alternativa centrista che si voleva rappresentare, sulla scia dell'indipendentismo dimostrato a livello nazionale da Casini. Credo che tutto sommato sia una vittoria della cittadinanza sul sistema partitico. I giochi delle alleanze hanno fatto il loro tempo e i vicentini dimostrano di badare alle persone più che al simbolo sotto il quale si presentano.
L'assenteismo ha fatto di certo la sua parte, anche se credo non da parte di tanti elettori della Lega, come hanno fatto intendere dagli alti vertici che sostenevano l'onorevole Sartori.
Si è palesata comunque la dicotomia (ed impossibilità di convivenza) di due figure femminili forti nel panorama politico vicentino, come appunto la Sartori e l'esclusa Manuela Dal Lago che, pare, sarebbe stata preferita da molti elettori.
Guardando i numeri più che le percentuali, la Sartori ha preso esattamente gli stessi voti del primo turno (cento più, cento meno), mentre Variati ha raccolto oltre 6mila voti in più. Il che significa che la Sartori, nonostante gli accordi con Cicero e Udc, non ha aggiunto nulla a quanti l'avevano votata due settimane fa; Variati, invece, è riuscito a fare un bel balzo in avanti, anche superiore alla semplice somma dei voti delle liste "vicine" (se sommate i voti della Bottene e di Asproso non arrivate a 6mila; ci si arriva con i grillini, ma loro non hanno indicato nessuna preferenza per il ballottaggio).
Oltre a quelli che avete già detto, secondo me hanno contribuito vari fattori:
- l'astensionismo nelle file del centrodestra, e questo è probabilmente un indice di disaffezione nei confronti della candidata; in particolare, credo che più di qualcuno tra gli elettori di Cicero e dell'Udc non sia andato a votare, e non tanto perché deluso dalle manovre dei rispettivi leader, ma perché non aveva troppa simpatia per la Sartori;
- la capacità di Variati di trovare consensi al di là delle sigle di partito (cosa che la Sartori non è riuscita a fare). Lo dimostra il successo della sua lista civica, che ha raccolto ben più del 13 per cento dei voti. E, restando al ballottaggio, credo che tra gli elettori di cicero e dell'Udc che sono andati a votare, non tutti abbiano votato per la Sartori: Variati è stato preferito anche da una piccola quota di elettori di centrodestra: piccola ma, visto il distacco molto contenuto, decisiva.
- discorso a parte sulla Lega: la rivalità tra Sartori e Dal Lago non è un mistero, e in tanti sostengono che la parte del partito più vicina all'ex presidente della provincia non si sia data troppo da fare per sostenre la corsa della Sartori. Siamo nel campo delle ipotesi, ma secondo me è più che plausibile. Del resto, se la candidata fosse stata la Dal Lago, non so se avremmo visto gli stessi schieramenti in campo.
Durante le elezioni amministrative considerazioni di carattere ideologico e politico si attenuano a favore di valutazioni riguardanti le persone dei candidati e l’eredità lasciata dalla amministrazione uscente. Se così non fosse non si spiegherebbe la vittoria di Variati in una città che ha confermato anche nelle ultime elezioni politiche la sua tradizionale filiazione alla Lega e al PDL.
Sicuramente l’astensionismo, e la trasversalità dell’elettorato della Lega hanno giocato a favore del centro-sinistra, ma quel che più ha determinato secondo me la vittoria a sorpresa di Variati è stata una secca bocciatura dell’operato dell’amministrazione uscente da parte dei cittadini.
La questione AIM, l’immobilismo culturale e la sciagurata gestione del progetto della nuova base NATO sono stati macigni lasciati in eredità alla candidata del PDL Sartori.
Ma ancora di più: quello che è ha causato la sconfitta di Sorrentino e soci è stata la bocciatura dell’atteggiamento di tutta la vecchia amministrazione. Vicenza era, e secondo me lo è ancora, una città di “destra”, ma è anche una città, come diceva Iodice, di persone intelligenti ma anche e sopratutto moderate. Una città dove l’atteggiamento derivante da una cultura di matrice cattolica è ancora prevalente nella sua natura politica.
In un contesto moderato come quello di Vicenza quindi non potevano passare inosservati dieci anni come quelli appena trascorsi segnati da arroganza, gestione semi-famigliare della cosa pubblica e completa indifferenza verso le opinioni altrui.
Più che sui numeri del primo turno o sulle percentuali dei vari partiti credo sia questa la vera chiave di lettura per queste elezioni: la voglia di cambiare pagina dopo quelli che si possono benissimo essere definiti dieci anni di buio. Dieci anni in cui hanno prevalso le logiche partitiche di potere, dieci anni che hanno rischiato di lasciare una città segnata e divisa su una questione che potrebbe cambiarla per sempre.
Quello che ha prevalso quindi è stato il desiderio di avere una rappresentanza moderata che possa garantire un genuino dialogo democratico, una rappresentanza che non si esprimi solamente attraverso ordinanze repressive ma che sia disposta a un dialogo costruttivo con tutta la città.
Il grande merito di Variati è quello di essersi presentato come una alternativa credibile a questo modo di operare, una alternativa a cui i vicentini hanno deciso di concedere una possibilità.
Ora sarà dovere della nuova amministrazione dimostrare che la gestione di una città come Vicenza si può effettuare anche su altre basi; il primo passo è stato fatto rifiutando la logica del “mercato dei voti” proposto da Cicero, tutto il resto è ancora da costruire.
Concordo con le considerazioni espresse sin ora riguardo alla sconfitta del centro destra vicentino, sia per la "questione Cicero", dimostrazione di una politica affarista e molto poco coerente, sia per la mancanza di presa del progetto Sartori: non convincente né come sindaco né come rappresentante di un Pdl che, in un Veneto baluardo della Lega, sta attraversando un momento difficile.
Credo che Variati sia riuscito a convincere l'elettorato cittadino ponendosi come polo di rinnovamento anche grazie ad una comunicazione efficace: presente nella rete con diverse pagine personali (Youtube, Wikipedia, Facebook, Flikr), ha permesso a chiunque un facile accesso al proprio programma elettorale, smarcandosi dalla vecchia logica della carta stampata. Una differenza rispetto a Lia Sartori che, a mio parere, ha pesato non poco sul risultato finale.
A onor del vero anche la Sartori ci ha provato con Facebook e non dimentichiamoci delle futuristiche risposte al nostro blog in formato MP3.
Ci manca solo Second Life...
A mio parere non è questa la strada per usare nel modo migliore le nuove tecnologie: d'accordo essere più accessibili ai cittadini ma se la relazione rimane univoca (dall'alto al basso) e fittizia allora non cambia niente.
Con VicenzaPartecip@ proviamo a sostenere la relazione inversa: ovvero Bottom Up e ritorno!
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