Cinque domande ai candidati sindaco:
ACHILLE VARIATI

Quali sono le tre priorità, in ordine di importanza, del suo programma?
Ambiente, sicurezza, qualità e promozione della vita sono le tre grandi questioni che vanno affrontate. Ma è difficile assegnare una priorità: un po’ perché sono tutte importanti, un po’ perché è sbagliato pensare ai grandi nodi della città uno per volta, per compartimenti stagni. Prendiamo la sicurezza: io porterò i vigili di quartiere nelle nostre strade. Ma reprimere non basta: bisogna prevenire. Ad esempio facendo rivivere i parchi e i quartieri, e soprattutto le zone di maggior degrado, con un costante flusso di iniziative: musicali, sociali, artistiche, di confronto. Se un parco è “vissuto” dai cittadini, quel parco è più sicuro per noi, e meno per i delinquenti. Sull’ambiente due priorità, concrete e fattibili, sono impedire che la città di Vicenza, tra le più inquinate d’Italia, perda quel presidio minimo di controllo che è l’ufficio locale dell’Arpav, e poi bloccare l’inquietante progetto di costruire un deposito di rifiuti pericolosi all’ex Arsenale dei Ferrovieri. Se invece mi chiedete la prima cosa che farò come sindaco, è nota: convocare una consultazione dei cittadini sul Dal Molin. Per consentire alla città, finalmente, di dire cosa pensa.
Che importanza dà al tema del risparmio energetico? Che scelte concrete crede di poter attuare se dovesse diventare sindaco?
È un tema strategico per tutto il mondo. E una città capoluogo può fare molto. Il Comune dovrà impegnarsi per l’applicazione di alcuni standard di sviluppo sostenibile come quelli previsti da Agenda 21. Gli edifici pubblici devono progressivamente essere dotati di pannelli fotovoltaici. Sempre sull’energia solare, ci sono fondi regionali, nazionali ed europei anche per i privati: il Comune può incentivare l’adozione del solare occupandosi delle pratiche amministrative al posto dei cittadini. Ma sperimenterei anche le biomasse, che in Europa sono sempre più utilizzate, e che potrebbero connettersi a una riconversione innovativa di parte dell’agricoltura provinciale.
Il commento che mi sento fare più spesso, dalle persone della mia età, è che a Vicenza "non c'è mai niente da fare". Quali sono le sue proposte per coinvolgere la gioventù vicentina?
I giovani vicentini non hanno bisogno di essere “coinvolti”. Hanno solo bisogno di spazi e occasioni per esprimersi e trovare la loro strada. Oggi devono sempre guardare altrove: per la formazione, per la cultura, per l’arte e la musica. In dieci anni, il centrodestra ha promesso di costruire, in non so più quanti posti diversi, un centro giovanile. E dov’è? Dove sono le sale prova per i musicisti? Dove uno spazio attrezzato per i video maker? Che fine hanno fatto le feste rock e di quartiere che io avevo fatto nascere quando sono stato sindaco? Da lì dobbiamo ripartire. Comunque, i giovani non sono una categoria a cui elargire “qualcosa”. Sono una forza che può vivificare intere zone della città. Un esempio concreto? Accanto a via Milano e via Torino, la zona degradata per eccellenza, c’è l’enorme spazio abbandonato della ex Domenichelli. Da sindaco vorrei trasformarlo in un’arena dello spettacolo, della cultura e della vita notturna. Porterebbe occasioni per divertirsi e per esprimersi, porterebbe movimento di giovani e non solo, e porterebbe anche più sicurezza in una zona che oggi i vicentini disertano.
Se fosse stato al posto di Hüllweck, come avrebbe gestito la questione Dal Molin? Data la situazione attuale, come intenderebbe muoversi nel futuro?
Avrei coinvolto la città, con trasparenza, e avrei preteso che il governo venisse a spiegare ai vicentini la ragione di stato che imporrebbe la base e le caratteristiche del progetto. E non avrei mai dato l’ok a un progetto urbanisticamente scellerato. Ripartirei da qui, anche perché la partita non è ancora chiusa. Un sindaco forte può provare a riaprirla, se la città si esprimerà per il no.
Nel caso diventasse sindaco, come vedrebbe Vicenza fra cinque anni rispetto ai seguenti temi? Trasporti, edilizia, integrazione delle minoranze.
Vedo una città che promuove più piste ciclabili, più corsie preferenziali per i bus e più parcheggi di interscambio per chi viene a Vicenza da fuori e non deve congestionare la viabilità interna. Vedo una città che fa tutto questo in modo non punitivo: ci sono misure rozze di tutela dell’ambiente che a volte penalizzano i più deboli, come chi non può permettersi un’auto nuova, senza offrire valide alternative a livello di servizi. Vedo una città con molti centri e nessuna periferia, in cui c’è un disegno equilibrato tra verde e cemento, in cui si progetta per il bene di tutti e non a beneficio di pochi. Infine, vedo una città coesa. Gli stranieri sono, già oggi, il 10% della popolazione residente. Sono dentro la città, ma non ancora abbastanza dentro la comunità. L’educazione degli stranieri alle nostre leggi e alla nostra lingua è un’arma formidabile per combattere l’intolleranza. L’integrazione è un obiettivo: ma una vera integrazione si raggiunge solo nel rispetto reciproco. Più di tutto, però, vedo una città che rinasce: che torna, dopo anni di nebbia, a respirare futuro.
Etichette: Elezioni Comunali 2008, Interviste
8 Commenti:
Trovo ottima l'idea di risollevare le aree degradate e i parchi portandovi nuove attività e occasioni di incontro. E' un po' la filosofia con la quale Matteo Quero aveva organizzato "La giornata del libro" in Campo Marzo, purtroppo rimasta senza seguito.
Mi è invece del tutto oscuro cosa si intenda con "promozione della vita": forse promozione della qualità della vita? O promozione della vita sociale?
Riguardo i vigili di quartiere, non li ha già messi Hullweck? A me risulta di sì. Intende forse il rinforzamento del servizio?
Infine, perplessità riguardo la reale copertura economica delle proposte (non solo di Variati). Certo, cambiando le priorità si possono trovare fondi precedentemente dedicati a qualcos'altro. Quindi: perché i candidati non ci dicono anche cosa si taglierà per andare a realizzare i progetti che hanno in mente? Questi progetti sono davvero realizzabili o son solo fantasie da campagne elettorale? Troppo spesso le promesse elettorali si scontrano poi con le ristrettezze della situazione finanziaria, e rimangono solo promesse.
che aspettiamo a chiederlo ai diretti interessati? Basta una mail no?
Non sono convinta del fatto che i giovani abbiano "solo bisogno di spazi e occasioni per esprimersi e trovare la loro strada".
La proposta di creare nuovi luoghi di aggregazione sembra essere tra le più gettonate in campagna elettorale ma credo che a Vicenza, da molti anni, siano soprattutto i contenuti a latitare.
L'Università, il nuovo Teatro, Campo Marzo, la Sala degli Stucchi..., dovrebbero poter diventare dei centri di cultura che, se ben sfruttati, avrebbero la capacità di richiamare attorno a sè un'utenza non solo locale ma anche esterna.
(Come infatti testimoniano il fior fior di iniziative previste nel programmma di Celebrazioni per il Quinto Centenario della nascita di Andrea Palladio.)
Intanto direi che, senza offendere nessuno, obiettivamente le risposte di Variati stanno su un altro piano rispetto a quelle dei due che finora l'hanno preceduto qui; le proposte contengono riferimenti concreti a esperienze fattibili, i toni saranno meno innovativi e più da "politichese",ma credibili quantomeno. Anche qui non si fa riferimento a coperture finanziarie: aspettiamo ulteriori dettagli!
devo ancora registrarmi al blog, ma risponderó con nome e cognome.
Coperture finanziarie?
- per fare una pista ciclabile non servono miliardi, serve l'intenzione (non sono costose come cercano di farci credere..), infatti leverebbero spazio (poco) alle strade riducendo la capacitá di viabilitá degli innumerevoli gipponi che riempiono la cittá.
- per rivalutare una zona abbandonata si possono sfruttare fondi europei e privati. e sarebbe un'occasione per fare dei concorsi di architettura, magari riservati a giovani progettisti vicentini che cosí troverebbero un'effettivo sbocco creativo e una vetrina internazionale, per loro e per la cittá (e giá, i concorsi di architettura poi fanno il giro del mondo).
- le feste rock non godevano di soldi comuninali, erano iniziative volontarie e no profit. anche qua basta l'intenzione.
- l'inquinamento della cittá richiede scelte concrete sul trasporto pubblico, come il potenziamento della rete di autobus e riduzione DRASTICA dei costi dei biglietti. richiederebbe un piccolo investimento iniziale che comunque in pochi anni sarebbe coperto da un utilizzo maggiore del trasporto pubblico, e soprattutto da un minor deterioramento della rete stradale (problema mai citato, ma bisogna sapere che asfaltare una strada costa parecchio e piú macchine girano, meno tempo dura un manto stradale).
- anche per gli stranieri no servono soldi, serve integrazione, accettazione, educazione. insomma i valori che da 15 anni mancano a questa cittá perché governata da una destra spesso ignorante e intollerante (e non lo dico per essere di parte, credo tutti siamo d'accordo su questo, senza bisogno di citare i decreti comunali che ci hanno reso tristemente famosi in italia).
Per concludere, son convinto che innanzitutto servano le intenzioni, perché credo che i soldi ci siano, che non manchino a una cittá tra le piú ricche d'italia.
Ricordiamo brevemente:
- festa sotto i portici di monteberico
- festa in viale mazzini
- festa della pizza (AAAAAHHH!!!!)
- capodanno
- carnevale
- cena in corso palladio
e spesso con invitati strapagati la cui qualitá era indecente, come joe squillo e altri.
Viabilità: penso si debba riconoscere che Cicero &staff per la viabilità automobilistica han fatto un gran lavoro. In auto si gira molto meglio in città da qualche anno a questa parte. E' stata fatta una scelta radicale, che in buona parte non condivido ma almmeno è stata fatta e ha dato dei risultati, risolvendo almeno qualche problema (piuttosto dell'inattività passata....) Le conseguenze sono state drastiche per gli altri mezzi di trasporto più diffusi: autobus e bici. Nel primo caso il trasporto pubblico è stato reso inaccessibile ai più, se non costretti dalla mancanza di mezzi o patente (studenti e anziani, che pagano il biglietto anche per tutti gli altri che non usano più l'autobus; irragionevole per me la quasi totale distruzione del servizio centrobus. Quanto alla bici, è stato davvero molto utile sistemare le piste ciclabili già esistenti e quanto alle nuove farle tutte a macchia di leopardo (brevi spezzoni interrotti continuamente: esemplare quella interna al quartiere San Lazzaro e infine utilissimo piazzare alla fine di ogni pista una rotatoria gigante pericolosissima per i ciclisti (vedi l'Albera e Santa Croce che hanno spezzato la ciclabile Santa Croce-Costabissara). Chissà perché allora siamo una delle città più inquinate d'Italia...
Cultura e intrattenimento: son d'accordo con Francesco, non è una questione di soldi. E'una quesitone politica: facciamola finita con la politicizzazione della cultura, è questa la malattia che paralizza i nostri assessorati! LEGGERE ELIOT E ASCOLTARE BATTISTI(oggetti di iniziative di Abalti che personalmente ricordo di più) NON è DI DESTRA! FARE UNA FESTA CENTRATA SUL RISPETTO PER L'AMBIENTE, COME FESTAMBIENTE, NON è DI SINSITRA! etc. etc. Smettiamola di organizzare e giudicare in questo modo le iniziative culturali e di intrattenimento!
Sacrosante parole! Basta suddividere la cultura in categorie come "destra" e "sinistra". E' una suddivisione che ha perso molto del suo senso in ambito politico, figuriamoci se ha senso in ambito culturale!
Riguardo ciò che dice Cesko, mi trovo abbastanza d'accordo, le iniziative di cui parli hanno costi contenuti. Ma comunque, per attuarle, bisogna togliere fondi da qualche altra parte (ad es., costruzione di nuove strade o rotatorie, pagamento della parcella di Jo Squillo, ecc...). Politica è fare delle scelte. In campagna elettorale vorrei sentirmi dire, ad esempio: utilizzerò più fondi per vicenza jazz e per la stagione teatrale togliendoli ai concerti a monte berico e alla festa di capodanno. Oppure, meno fondi alla viabilità automobilistica, e di più alle piste ciclabili. Ad esempio. Perché è così che funziona. Ma nessuno, in campagna elettorale, ha il coraggio di dire che qualcosa va tagliato.
Non sono invece d'accordo sul fatto che l'integrazione delle minoranze non abbia costi: integrazione ed educazione hanno bisogno di risorse ed investimenti. E' esemplificativo l'esempio di Anversa, città belga multicultare per eccellenza insieme a Bruxelles. Il comune ha istituito un edificio apposito, chiamato Atlas, dedicato ai servizi per persone di culture differenti: dai corsi di lingua alle traduzioni, dalle mostre d'arte etnica ai corsi d'integrazione, fino allo sportello per gli immigrati che non hanno un lavoro. Ma tutto ciò ha dei costi: è necessaria una scelta politica chiara.
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