martedì 19 febbraio 2008

da VicenzaPiù 16/02/08

“Lodevole” l’iniziativa di ascolto di cittadinanza e società civile da parte del centrosinistra, dice Più Democrazia. Ma bisogna passare dalle parole ai fatti.


IMMAGINATEVI UNA DEMOCRAZIA DIVERSA. SENZA PARTITI



Un nome accattivante, un’esperienza première nel suo genere, uno stacco netto rispetto all’immobilismo ufficiale del centrodestra. E’ stato battezzato ImmaginateVi – titolo indubbiamente efficace, poco “partitico” – l’esperimento di due giorni (venerdì 8 e sabato 9 febbraio) con cui le opposizioni di centrosinistra hanno voluto manifestare la volontà di dare “ascolto” ai cittadini e alle forze sociali di Vicenza. In palio c’è la vittoria alle comunali, accorpate alle politiche il 13-14 aprile.
Nata da un’idea originaria della civica Vicenza Capoluogo (gli “Stati Generali” di tutti gli anti-Hüllweck della città) e fortemente voluta per dare un segnale di apertura con questi chiari di luna No Casta, la kermesse ha avuto numeri incoraggianti. 600 sono stati partecipanti alle assemblee aperte di venerdì, 150 i convenuti ai tre forum moderati da giornalisti locali in cui ha preso la parola il gotha della “società civile” berica: Massimo Calearo (Assindustria), Giuseppe Sbalchiero (Assoartigiani), Vladimiro Riva (Vicenzaè), Oscar Mancini (Cgil), Riccardo Dal Lago (Uil), Ornella Vezzaro (Confesercenti), don Giovanni Sandonà (Caritas), Umberto Nicolai (Coni), l’industriale Paolo Marzotto, il poeta Fernando Bandini (Accademia Olimpica), etc. Una consultazione formato espresso che, sottolineano gli organizzatori, aspira a diventare permanente attraverso internet (collegandosi al sito www.vicenza2008.it) e inviando sms pubblicati sempre on line (348.4587496). Una partenza sprint all’insegna della modernità di comunicazione, secondo la politica d’immagine del neonato Partito Democratico (in loco curata dall’agenzia Alias di Jacopo Bulgarini d’Elci).
Fin qui tutto bello, tutto bene. Ma alcuni elementi portano a un grande dubbio: e se fosse stata tutta una meritoria ma sterile vetrina? L’innesto di “democrazia partecipata” nell’alveo tradizionale dei partiti è una pratica che, se lasciata a metà o ridotta a due giorni, può ridursi a mera facciata elettoralistica. E’ l’accusa – con giudizio sospeso – che rivolgono gli “esperti” locali in materia del comitato Più Democrazia (quello che il 10 settembre 2006 aveva promosso il referendum per la democrazia diretta nello Statuto comunale). Più Democrazia ha partecipato ai lavori, speranzosa in un rinnovamento “dal basso”. Ma per ora non si sbilancia in entusiasmi.
“Solo due giorni mi sembra veramente poco. E soprattutto: si doveva partire molto prima, ci vuole molto più tempo per consultare la gente, non si può improvvisare”, sbotta Claudio Proietti del comitato referendario. “Fra noi di Più Democrazia, poi, c’è a chi brucia che i partiti di centrosinistra si sveglino solo al momento delle elezioni, perché c’è da raccogliere voti”. Tuttavia, “è pur sempre un tentativo che va nella direzione giusta, vediamo che frutti darà”. Sviluppa questo timore (e questa speranza) un altro referendario come Eugenio Berti: “E’ stata la prima volta che i partiti hanno voluto dare voce alla città. Bene. Ma i prossimi giorni ci diranno se è tutto fumo negli occhi oppure no. Perché qui il punto è se le proposte uscite dai cittadini nelle circoscrizioni diventeranno vincolanti oppure no”. Per questo, come scrive su vicenza2008.it un altro “democratico diretto”, Pippo Managuagno, Più Democrazia propone che “il documento programmatico frutto della sintesi delle due giornate di ascolto dell’8 e del 9 febbraio sia sottoposto a votazione dei cittadini che ne stabiliranno in questo modo le priorità. Tale votazione si può fare contestualmente alle primarie” di coalizione, che si terranno a inizio marzo.
Già, perché ciò che è emerso dagli interventi nelle sette circoscrizioni cittadine e dai dibattiti con l’establishment sarà convogliato in una bozza che fornirà la base per le primarie. Una bozza, però, che sarà stilata dalle segreterie dei partiti. Lasciando perdere il fatto, allora, che in alcune circoscrizioni neppure si è votato per la priorità da dare alle richieste “dal basso” (come nella 7 e nella 3); e mettendo da parte che in una sera appena, per quanto siano state interessanti e di alto livello le proposte dei cittadini, non si può certo dire di aver consultato la città; e anche accantonando ogni possibile ironia su sondaggi internet in cui si chiede di votare genericamente su “sanità”, “sicurezza”, “Dal Molin” senza entrare nei contenuti – trascurando tutto questo, resta il fatto che far passare tutto nel tritacarne dell’apparato dei partiti equivale a non aver cambiato nulla, sul piano decisionale. E anche quando fosse accolta l’ipotesi di agganciare le idee dal basso con le primarie, anche qua, si può rimanere tranquillamente scettici. Perché sappiamo tutti bene, e lo sa a maggior ragione chi ha letto il programma biblico dell’Unione – o, per l’altra parte, chi ascoltò Berlusconi dal notaio Vespa nel 2001 – che le coalizioni di partiti, il giorno dopo le elezioni, si comportano avendo come bussola gli equilibri interni di potere, non certo le promesse fatte fino a un giorno prima. Il candidato sindaco del centrosinistra, se vittorioso, dovrà sempre vedersela con il manuale Cencelli per le poltrone, col dover premiare quell’esponente o quella corrente, con l’azione di lobby dei gruppi d’interessi, e soprattutto con la logica perversa della visibilità (ogni singolo partito vuole emergere e avere uno spazio tutto suo). Si chiama democrazia, baby. O partitocrazia?



Alessio Mannino, VicenzaPiù, 16/02/08


Etichette: ,

0 Commenti:

<< Home page